Miei Cari,
anche in questo arco di tempo non voglio
farvi mancare la mia parola. Siamo
una piccola Comunità e lo scambio,
un pensiero possono lenire le nostre
sofferenze, rafforzarci nella speranza,
guardare in alto, al di là delle cose e
del tempo. E a riguardo del “Tempo” vi
partecipo alcune riflessioni che ho tratto
da alcune mie letture.
“ Non ho tempo….. Vediamo, se mi
avanza il tempo”; quante volte frasi di
questo tipo segnano i nostri rapporti con
le persone! E spesso anche il dialogo
con il Signore e perfino i conti con noi
stessi: e così ci accusiamo, o siamo
rimproverati, di trascurare il sonno, la
distensione, un momento di svago con
gli amici….. E finiamo per rimandare
sempre: a domani, al fine settimana, alle
ferie, al tempo della pensione, al …..
paradiso.
Uno scrittore contemporaneo scrive
che, secondo alcuni psicologi, un segno
della maturità personale è invece la
capacità di valorizzare il tempo che ci
è dato, imparando progressivamente a
diventarne “signori” e non rimanerne
schiavi.
Come cristiani, potremmo aggiungere:
tentando di assomigliare a Colui che è il
Signore del tempo e della storia, dinanzi
al quale “mille anni sono
come un giorno solo”.
Pure l’orologio e l’agenda
dunque hanno a che fare con
la spiritualità; non solo nel
senso di mettere ordine tra
“le cose di qusto mondo” perché non rubino il posto a Chi deve
avere il primo posto, ma per tentare di
dare un significato più ricco e un valore
più pieno alle mille attività e impegni
di ogni giornata. Tutto ciò entra nel
rapporto con Dio e indubbiamente può
trovare un significato diverso se è vissuto
nella spiritualità. E cioè: se considero
queste cose dentro un progetto, che va
costruendosi anche attraverso la fatica e
l’impegno; se colgo il loro valore nella
volontà d’amore del Padre; se le penso da vivere non solo per
me, ma con e per gli altri.
La Madonna, tra i tanti esempi della
sua vita, ci mostra anche il valore di
ogni giorno vissuto con semplicità,
con e per il Signore: “Donna
feriale” la chiama amabilmente
il nostro compianto Don Tonino.
Ad insegnarci un amore a Dio e
un’attenzione alla preghiera per tutte
le stagioni dell’esistenza. Soprattutto
in questi giorni mentre stiamo per
celebrare la festa delle apparizioni a
Lourdes.
Cordialmente in Maria,
don Vincenzo
Papa Francesco e la Madonna
Perché ha scelto tre tematiche mariane
per le prossime tre Giornate mondiali
della gioventù che condurranno alle
Gmg di Panama?
«I temi mariani per le prossime tre Giornate mondiali non li ho scelti io! Dall’America Latina hanno chiesto questo: una forte presenza mariana. È vero che l’America Latina è molto mariana, e a me è sembrata una cosa molto buona. Non ho avuto altre proposte, e io ero contento così. Ma la Madonna vera! Non la Madonna capo di un ufficio postale che ogni giorno manda una lettera diversa dicendo: “Figli miei, fate questo e poi il giorno dopo fate quest’altro”. No, non questa. La Madonna vera è quella che genera Gesù nel nostro cuore, che è Madre. Questa moda della Madonna superstar come una protagonista che mette se stessa al centro, non è cattolica».
«I temi mariani per le prossime tre Giornate mondiali non li ho scelti io! Dall’America Latina hanno chiesto questo: una forte presenza mariana. È vero che l’America Latina è molto mariana, e a me è sembrata una cosa molto buona. Non ho avuto altre proposte, e io ero contento così. Ma la Madonna vera! Non la Madonna capo di un ufficio postale che ogni giorno manda una lettera diversa dicendo: “Figli miei, fate questo e poi il giorno dopo fate quest’altro”. No, non questa. La Madonna vera è quella che genera Gesù nel nostro cuore, che è Madre. Questa moda della Madonna superstar come una protagonista che mette se stessa al centro, non è cattolica».
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ANNO XXXI - 359
11 FEBBRAIO: GIORNATA DEL MALATO
PENSIERI DEL MAI DIMENTICATO DON TONINO
Carissimi fratelli ammalati, oggi il mondo corre sui binari dell’efficienza: produrre, produrre, produrre. Scivola sulle strade a scorrimento veloce del produttivismo: se non produci, a che servi?… E allora che cosa siamo noi ammalati: mendicanti in cerca di pietà? Poveri in cerca di surrogati di speranza? A questo punto vorrei far esplodere fortissimo il mio “NO!”. No, non è così. Vedete, Avviso sAcro conferenza Episcopale italiana Ufficio Nazionale per la pastorale della salute vi dico una cosa. Se noi dovessimo lasciare la croce su cui siamo confitti (non sconfitti) il mondo si scompenserebbe. E’ come se venisse a mancare l’ossigeno nell’aria, il sangue nelle vene, il sonno nella notte. La sofferenza tiene spiritualmente in piedi il mondo. Nella stessa misura in cui la passione di Gesù sorregge il cammino dell’Universo verso il traguardo del Regno. In questo, Gesù è il nostro capo. Bellissimo, oggi, sentircelo al centro, Gesù. Lui confitto su un versante della croce e noi confitti, non sconfitti, sull’altro versante della croce, sul retro. Da una parte c’è lui… E dall’altra c’è lei, Maria, la nostra madre, la regina degli inferni. E ora, perché il nostro lamento si trasformi in danza, vorrei dirvi ancora: non dobbiamo vergognarci della nostra malattia. Non è qualcosa da tenere nascosto. Non è un tabù. E’ quella parte della nostra carta d’identità che ci fa rassomigliare di più a Gesù Cristo. Come facciamo a tenerla nascosta? E’ una tessera di riconoscimento incredibile, straordinaria. Non dobbiamo vergognarci della nostra malattia. Dobbiamo essere fieri. E dobbiamo lottare contro la malattia. Dobbiamo lottare. Mai rassegnarci, come non si è mai rassegnato Gesù… Tanti auguri, carissimi fratelli. Il Signore vi benedica insieme con tutti coloro che vi stanno accanto e che vi danno una mano perché la salute rifiorisca.
don Tonino Bello
Carissimi fratelli ammalati, oggi il mondo corre sui binari dell’efficienza: produrre, produrre, produrre. Scivola sulle strade a scorrimento veloce del produttivismo: se non produci, a che servi?… E allora che cosa siamo noi ammalati: mendicanti in cerca di pietà? Poveri in cerca di surrogati di speranza? A questo punto vorrei far esplodere fortissimo il mio “NO!”. No, non è così. Vedete, Avviso sAcro conferenza Episcopale italiana Ufficio Nazionale per la pastorale della salute vi dico una cosa. Se noi dovessimo lasciare la croce su cui siamo confitti (non sconfitti) il mondo si scompenserebbe. E’ come se venisse a mancare l’ossigeno nell’aria, il sangue nelle vene, il sonno nella notte. La sofferenza tiene spiritualmente in piedi il mondo. Nella stessa misura in cui la passione di Gesù sorregge il cammino dell’Universo verso il traguardo del Regno. In questo, Gesù è il nostro capo. Bellissimo, oggi, sentircelo al centro, Gesù. Lui confitto su un versante della croce e noi confitti, non sconfitti, sull’altro versante della croce, sul retro. Da una parte c’è lui… E dall’altra c’è lei, Maria, la nostra madre, la regina degli inferni. E ora, perché il nostro lamento si trasformi in danza, vorrei dirvi ancora: non dobbiamo vergognarci della nostra malattia. Non è qualcosa da tenere nascosto. Non è un tabù. E’ quella parte della nostra carta d’identità che ci fa rassomigliare di più a Gesù Cristo. Come facciamo a tenerla nascosta? E’ una tessera di riconoscimento incredibile, straordinaria. Non dobbiamo vergognarci della nostra malattia. Dobbiamo essere fieri. E dobbiamo lottare contro la malattia. Dobbiamo lottare. Mai rassegnarci, come non si è mai rassegnato Gesù… Tanti auguri, carissimi fratelli. Il Signore vi benedica insieme con tutti coloro che vi stanno accanto e che vi danno una mano perché la salute rifiorisca.
don Tonino Bello
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ANNO XXXI - 359
RISCOPRIRE IL VALORE DELL’"EDUCARSI…"
In una società così frastornata dai falsi
miti e da pseudovalori, è tempo, sia
per i laici che per i credenti, di tornare
sul significato dell’”educarsi”.
In una dimensione strettamente generica
l’educarsi è un processo che attiene alla
mente e al cuore, ma per il credente attiene fortemente alla fede, in quanto tutto
s’incentra sull’uomo visto nella storia del
suo rapporto con Dio, con gli uomini, con
le cose.
Egli perciò si definisce non tanto per se
stesso, per quello che egli è, ma piuttosto
per quella cge è la sua relazione con Dio,
con gli altri, con il creato e con tutte le
creature. E ciò consente all’uomo di entrare in una dimensione morale, ossia in
un ordine di bellezza e di bontà attraverso
il quale attua, educandosi, il cammino
dello spirito; un percorso di autoformazione per meglio percepirsi, sentirsi,
definirsi “creatura” del Padre e vivere
nutrendosi del Suo Amore.
Per i credenti, dunque, è giunto il
momento di entrare senza alcun tentennamento nell’essenza di tutto il discorso
evangelico, per “educarsi” all’incontro
vero con l’Altro, perché solo l’incontro
con l’Altro traduce concretamente gli
aspetti centrali della fede e quindi del
Cristianesimo.
La capacità e la disponibilità al dialogo
e all’incontro devono essere considerate
come attitudini tipiche e positive della
personalità di un credente, in grado di
uscire dalla realtà circoscritta nella quale
vive, per stabilire contatti e rapporti
con il resto del mondo….un abbraccio
talmente sincero e sentito da far pensare
ad una vera pangea dell’umanità.
Lo spirito evangelico offre la grande
possibilità di leggere il mondo e di
realizzare l’incontro nella prospettiva
del vero avvento del Regno, perché la
realizzazione dell’uomo avviene nell’”educarsi” a vivere e a crescere insieme….
Da entità errante e smarrita, l’uomo trova
pace e armonia nell’incontro con l’Altro,
soprattutto perché realizza l’incontro
con Dio, di conseguenza si sente attratto
verso quelle giuste forme di armonia, di
equilibrio, di pace interiore che corrispondono specificamente al progetto d’Amore
di Dio. Allora sulla scia del pensiero di
Sant’Agostino sosterrà che non è possibile operare una scelta libera del male e
sarà in grado di rispondere agli interrogativi: “Si può forse vedere il buio?” o, “E’
possibile sentire il silenzio?”.
In tal senso se l’uomo educa se stesso alla
luce, non potrà mai scegliere il male.
L’apertura alla salvezza implica di
riconoscere l’Altro come fratello, nella
condivisione delle diversità: davanti agli
occhi del Creatore scompaiono i caratteri
distintivi dei popoli. Egli è al di sopra delle nazioni… il Suo unico popolo è l’intera
umanità.
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ANNO XXXI - 359
NESSUNO OSI TOCCARE IL PAPA
A Francè, hai commissariato
Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di
Malta e i Francescani dell’Immacolata,
ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua
misericordia?
Questo il contenuto dei manifesti che sono comparsi a Roma e che contestano l’operato del Papa. Francesco appare ingrugnato e corrucciato, direi quasi incattivito. È evidente che l’attacco proviene da settori “conservatori” o “ultratradizionalisti” della Chiesa. Anche il Papa ha i suoi nemici in Vaticano, i quali hanno voluto, evidentemente, lanciare un segnale chiaro e preciso: stai distruggendo la Chiesa con le tue scelte. Si tratta di scelte progressiste, di “sinistra”, relativistiche? Nella lettera Amoris laetitia, che tante critiche ha suscitato, vi sono passaggi equivoci che non sono secondo la Tradizione? Personalmente ritengo che questo Papa abbia preso a cuore la causa dei miseri, abbia puntato i riflettori sulla corruzione, stia combattendo una difficile battaglia contro la pedofilia, e forse per tali ragioni è scomodo. Lottare contro le strutture di peccato per demolirle è un’impresa titanica. In realtà grano e zizzania sono destinati a crescere insieme fino a quando non vi sarà la mietitura, ed è destino di chi è vicino a Dio essere lapidato con le parole o con atti insidiosi e subdoli. Quattro porporati emeriti, e cioè privi di qualsiasi incarico, chiedono al Papa di chiarire alcuni dubbi riguardanti l’interpretazione dell’esortazione post-sinodale Amoris laetitiasul matrimonio e la famiglia. Sono i cardinali Walter Brandmüller, già presidente del Pontificio comitato di scienze storiche; Raymond L. Burke, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, e gli arcivescovi emeriti Carlo Caffarra (Bologna) e Joachim Meisner (Colonia), i quali hanno precisato: “Vogliamo sperare che nessuno ci giudichi, ingiustamente, avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia. Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli”. Se le intenzioni fossero queste, nessun problema. Ritengo giusto chiedere lumi al Santo Padre in materia di fede e di dottrina. Ma c’è modo e modo. Sarebbe stato forse opportuno non divulgare il contenuto dei dubia, tenerli riservati, affinché la loro pubblicazione non venisse poi strumentalizzata contro il Papa e la Chiesa cattolica, dando l’impressione che sia in atto un dissidio fra favorevoli e contrari al Vicario di Cristo. Mi auguro che non abbiano a ripetersi episodi di questo tipo. È bene confrontarsi su questioni dubbie, mentre non è lecito ricorrere, da parti anonime, a screditare il Papa, scelto in conclave dai cardinali sotto l’azione dello Spirito Santo.
Salvatore Bernocco
Questo il contenuto dei manifesti che sono comparsi a Roma e che contestano l’operato del Papa. Francesco appare ingrugnato e corrucciato, direi quasi incattivito. È evidente che l’attacco proviene da settori “conservatori” o “ultratradizionalisti” della Chiesa. Anche il Papa ha i suoi nemici in Vaticano, i quali hanno voluto, evidentemente, lanciare un segnale chiaro e preciso: stai distruggendo la Chiesa con le tue scelte. Si tratta di scelte progressiste, di “sinistra”, relativistiche? Nella lettera Amoris laetitia, che tante critiche ha suscitato, vi sono passaggi equivoci che non sono secondo la Tradizione? Personalmente ritengo che questo Papa abbia preso a cuore la causa dei miseri, abbia puntato i riflettori sulla corruzione, stia combattendo una difficile battaglia contro la pedofilia, e forse per tali ragioni è scomodo. Lottare contro le strutture di peccato per demolirle è un’impresa titanica. In realtà grano e zizzania sono destinati a crescere insieme fino a quando non vi sarà la mietitura, ed è destino di chi è vicino a Dio essere lapidato con le parole o con atti insidiosi e subdoli. Quattro porporati emeriti, e cioè privi di qualsiasi incarico, chiedono al Papa di chiarire alcuni dubbi riguardanti l’interpretazione dell’esortazione post-sinodale Amoris laetitiasul matrimonio e la famiglia. Sono i cardinali Walter Brandmüller, già presidente del Pontificio comitato di scienze storiche; Raymond L. Burke, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, e gli arcivescovi emeriti Carlo Caffarra (Bologna) e Joachim Meisner (Colonia), i quali hanno precisato: “Vogliamo sperare che nessuno ci giudichi, ingiustamente, avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia. Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli”. Se le intenzioni fossero queste, nessun problema. Ritengo giusto chiedere lumi al Santo Padre in materia di fede e di dottrina. Ma c’è modo e modo. Sarebbe stato forse opportuno non divulgare il contenuto dei dubia, tenerli riservati, affinché la loro pubblicazione non venisse poi strumentalizzata contro il Papa e la Chiesa cattolica, dando l’impressione che sia in atto un dissidio fra favorevoli e contrari al Vicario di Cristo. Mi auguro che non abbiano a ripetersi episodi di questo tipo. È bene confrontarsi su questioni dubbie, mentre non è lecito ricorrere, da parti anonime, a screditare il Papa, scelto in conclave dai cardinali sotto l’azione dello Spirito Santo.
Salvatore Bernocco
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ANNO XXXI - 359
LA FRANCIA LAICA AVVERSA I CATTOLICI
Mentre il neo presidente Donald
Trump proibisce che il governo
degli USA finanzi le organizzazioni,
come l’International Planned Parenthood
Federation, che promuovono e sostengono
le politiche abortiste all’estero, in Francia e
non solo (in Olanda, la tradizione cristiana
di Black Pete è sotto attacco e presto sarà
abolita; in Belgio, a Holsbeek , alle porte di
Bruxelles, non è stato allestito il tradizionale
presepe, tra le polemiche sorte per “non
offendere i musulmani”), le cose procedono
diversamente. Il laicismo francese è ormai
dichiaratamente anticattolico e va finanche contro il principio di laicità, che non
significa assenza di valori, ma rispetto dei
valori umani comuni, specie di quelli su cui
l’Europa fu edificata dai suoi fondatori (De
Gasperi, Spinelli, Monnet, Schuman, Bech,
Adenauer, Spaak).
In tale inquietante scenario, mentre riecheggiano le parole di Benedetto Croce, “non
possiamo non dirci “cristiani”, nei primi
cinque mesi del 2016 gli atti di violenza o
discriminazione contro i cristiani in Francia
sono stati 233. Numerosi gli esempi che
potremmo portare: l’Assemblea nazionale
francese che approva in prima lettura la
norma che aggiunge agli «ostacoli all’interruzione di gravidanza» puniti dalla legge
anche quello «digitale»; un tribunale dell’Alta
Savoia che impone al sindaco del Comune
di Publier di rimuovere un monumento alla
Vergine Maria installato in un parco pubblico, sulla scia di una analoga decisione del
2015 con cui i magistrati della Procura di
Grenoble avevano deciso di far spostare
un innocuo blocco di marmo con l’inscrizione “Nostra Signora di Leman proteggi i
tuoi figli”. L’elenco delle discriminazioni e
delle vessazioni contro chi professa la fede
cristiana potrebbe continuare, ma il loro
comune denominatore sta nell’avversione
conclamata ed esibita contro il cristianesimo, a vantaggio di una sorta di sincretismo
ideologico o di un’insalata nichilista il cui
esito consisterebbe nella seconda morte di
Dio.
Va tuttavia segnalato un certo risveglio della
cultura cattolica che si contrappone al tentativo dell’omologazione culturale socialista.
Si parla, infatti, di “risveglio dei cattolici”, come ha scritto il magazine Express. «È il
sussulto della Francia profonda contro quel
mondo parigino, laicista e devoto al multiculturalismo, che li ha a lungo disprezzati e
qualificati cittadini di serie B, come Libération che, due settimane fa, per commentare
le primarie, ha titolato: “Aiuto, Gesù sta
tornando!”».
Il Cristo quindi, Re della pace, fa paura a
certa Europa. Perché? La risposta non è
semplice e andrebbe formulata a partire
da considerazioni storiche, filosofiche,
sociologiche, religiose e politiche. Credo
che l’avversione sia diretta contro l’affermazione di una Verità sull’uomo che non si
può confutare che con l’imposizione di un
multiculturalismo confuso e torbido. Sovvengono le parole rivolte dal Cristo ai suoi
accusatori: “Se ho parlato male dimostrami
dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché
mi percuoti?” (Gv 19,23).
Dov’è quindi il male nella fede cristiana?
Pilato, simbolo del potere politico di tutti i
tempi, gli chiede: “Che cos’è la verità?”, per
poi uscire verso i Giudei e concludere: “lo
non trovo in lui nessuna colpa”.
S.B.
S.B.
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ANNO XXXI - 359
Nel tempo e nello spazio di Dio
Iniziammo con l’invocazione dello Spirito
Santo il nuovo anno 2017 e parimenti
la proclamazione della
Madonna di Fatima come
speciale protettrice dell’anno
in questa nostra comunità.
Ci furono poi le serate di
fraternità presso l’Oratorio
e ci preparammo a vivere le
feste della Famiglia e quella
dell’Epifania. Per circa una
settimana il freddo e la neve ci
costrinsero a segnare il passo.
Ma regolarmente ci soffermammo
ad iniziare il percorso di fede
per i fidanzati che quest’anno
celebreranno il Sacramento del
Matrimonio. Riprese poi puntualmente la
catechesi per i fanciulli ma anche per gli
adulti e l’associazione della Madonna del Buon Consiglio; anche l’incontro per i novizi
del Sodalizio di S. Rocco
ebbe regolarmente corso.
La preghiera per l’Unità dei
Cristiani ci vide riuniti nella
riflessione e nella preghiera
e gli ultimi giorni di Gennaio
nella festa di S. Ciro, come
ogni anno. L’adorazione
eucaristica del primo
giovedì e del 23 del mese
coronarono la ripresa
delle attività parrocchiali.
Il parroco presiedette
l’incontro con i genitori
dei ragazzi di cresima e il
giorno 23 ebbero inizio le catechesi promosse
dal cammino neo-catecumenale che opera in
parrocchia.
Luca
Luca
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ANNO XXXI - 359
ANCHE NOI IN CAMMINO... COME I MAGI
Miei Cari,
l’episodio dei Magi, giunti dall'Oriente a Gerusalemme per adorare il nato Re d’Israele, ha sempre avuto la forza di suscitare impressioni ammirate nei confronti di quei personaggi rimasti al quanto misteriosi. Perché erano partiti? Dove andavano? Come avevano interpretato con tanta decisione una stella, così da mettersi in cammino? Matteo, nel suo Vangelo, non dà troppe risposte alla nostra, pur giusta, esigenza di sapere. Nulla viene concesso alla nostra curiosità di uomini, ogni giorno bombardati dai particolari di cronaca che riempiono le pagine dei giornali. Ma la notizia è chiara: i Magi erano partiti con decisione. Non ignoravano certo le difficoltà di un viaggio lungo e avventuroso seguendo la stella. Sin dove e da chi li avrebbe condotti? Di fatto chiedono: “Dov'è il Re dei Giudei che è nato?” Sarebbe naturale pensare alla ricerca di un re di questo mondo, ma i loro gesti (si prostrarono ad adorarlo) dicono molto di più sulla natura delle loro convinzioni. Non un re di questa terra cercavano e trovarono, ma qualcuno da adorare, precisamente Dio in un Bambino. Il loro animo, illuminato, presagiva oltre le apparenze: quel Bimbo di Betlemme era anche il Salvatore atteso dall'umanità. Vorrei farvi notare, miei Cari, che per incontrarsi con il Figlio di Dio, tanto i Magi che i pastori, avevano dovuto mettersi in cammino. Forse per loro le greggi erano importanti così come per i Magi, gli studi, la reggia o i palazzi. Ma dovettero decidere in fretta: i pastori senza farsi tanti problemi, i Magi seguendo una stella che, certamente, non poteva aspettare. Allora i Magi ci appaiono come gli uomini che cercano nella loro lunga marcia verso Gesù…; la loro storia è anche la nostra storia. La nostra vita è infatti una lunga marcia sulla quale incontriamo tante oscurità, tante false piste, anche tanti peccati, di cui ogni giorno dobbiamo chiedere perdono. E’ il mio augurio e il mio auspicio. E Buon Anno!
Don Vincenzo
l’episodio dei Magi, giunti dall'Oriente a Gerusalemme per adorare il nato Re d’Israele, ha sempre avuto la forza di suscitare impressioni ammirate nei confronti di quei personaggi rimasti al quanto misteriosi. Perché erano partiti? Dove andavano? Come avevano interpretato con tanta decisione una stella, così da mettersi in cammino? Matteo, nel suo Vangelo, non dà troppe risposte alla nostra, pur giusta, esigenza di sapere. Nulla viene concesso alla nostra curiosità di uomini, ogni giorno bombardati dai particolari di cronaca che riempiono le pagine dei giornali. Ma la notizia è chiara: i Magi erano partiti con decisione. Non ignoravano certo le difficoltà di un viaggio lungo e avventuroso seguendo la stella. Sin dove e da chi li avrebbe condotti? Di fatto chiedono: “Dov'è il Re dei Giudei che è nato?” Sarebbe naturale pensare alla ricerca di un re di questo mondo, ma i loro gesti (si prostrarono ad adorarlo) dicono molto di più sulla natura delle loro convinzioni. Non un re di questa terra cercavano e trovarono, ma qualcuno da adorare, precisamente Dio in un Bambino. Il loro animo, illuminato, presagiva oltre le apparenze: quel Bimbo di Betlemme era anche il Salvatore atteso dall'umanità. Vorrei farvi notare, miei Cari, che per incontrarsi con il Figlio di Dio, tanto i Magi che i pastori, avevano dovuto mettersi in cammino. Forse per loro le greggi erano importanti così come per i Magi, gli studi, la reggia o i palazzi. Ma dovettero decidere in fretta: i pastori senza farsi tanti problemi, i Magi seguendo una stella che, certamente, non poteva aspettare. Allora i Magi ci appaiono come gli uomini che cercano nella loro lunga marcia verso Gesù…; la loro storia è anche la nostra storia. La nostra vita è infatti una lunga marcia sulla quale incontriamo tante oscurità, tante false piste, anche tanti peccati, di cui ogni giorno dobbiamo chiedere perdono. E’ il mio augurio e il mio auspicio. E Buon Anno!
Don Vincenzo
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ANNO XXXI - 358
LA BIANCA NAVE SULLA BIANCA PIAZZA
Le festività natalizie sono terminate e
siamo entrati nel 2017, animati dalla
speranza che il Signore possa donarci
un anno prospero e ricco di salute, di maggiore propensione alla carità cristiana, di più
fede in lui. Auguriamoci che possa elargirci
uno sguardo nuovo, capace di distinguere il
bene dal male, l’utile dal superfluo e dall'inutile, quindi un occhio interiore purificato
dall'acqua e dal sangue che sgorgarono
dal suo costato trafitto. Di questo abbiamo
urgente bisogno: osservare la realtà e gli
accadimenti piccoli e grandi, che concernono
noi e gli altri, alla luce della coscienza e della
consapevolezza cristiane. Osserviamo quindi
sgomenti alla tragedia di interi popoli, alle
migrazioni di massa verso l’Europa, ai conflitti bellici, agli attacchi terroristici dell’ISIS,
alla nuova guerra fredda tra USA e Russia.
Dinanzi a questi eventi su larga scala, cosa
possiamo concretamente fare se non pregare
per la pace nel mondo e nei cuori ed adoperarci nelle nostre comunità locali affinché
lo spirito del bene prevalga su quello del
male, le cui caratteristiche sono facilmente
riconoscibili: individualismo, egoismo, avarizia, divisioni, faziosità, tentativi più o meno
maldestri di introdurre nel tessuto sociale idee
inconciliabili col progetto di Dio per l’uomo.
Progetti, a voler tirare le somme, infecondi
e tristi, come quello di far passare come
normale l’ideologia gender o quella dei due
padri e delle due madri. Fra le varie iniziative
partorite da questa nuova Amministrazione
di sinistra vi è stato il progetto cosiddetto
“Evoluzioni”, fatto a misura per laicizzare
la nostra società e giustamente criticato da
molti, anche da non credenti. La teoria dei
due padri e delle due madri non è affatto
evolutiva, ma va al di là del paganesimo.
Certo, questa nostra società, per diversi
aspetti, appare disorientata e disordinata e, a
quanto pare, chi ci amministra ci mette del
suo per intorbidire le acque della schietta
tradizione popolare, radicata e sentita malgrado le cosiddette “evoluzioni” regressive.
Così, accanto alle luci natalizie e agli alberi
addobbati e ad un presepe in piazzetta Le
Monache, sono spuntati al centro del paese,
in una piazza di un biancore acceccante, un
oggetto anch'esso bianco a forma di nave
sormontato da uccelli e, nelle vie del centro
storico, delle luminarie a forma di strumenti
musicali, consone semmai a manifestazioni
quali il Talos Festival, attualmente defunto
per mancanza di fondi. Queste iniziative
scenografiche sono state esaltate a tal punto
che si è tentato di dargli un valore umano
o spirituale, ma laico, durante il periodo
natalizio, quando tutta l’attenzione del mondo
cristiano va alla nascita del Creatore in una
stalla: le migrazioni dei popoli, l’immagine di salvezza e libertà, e non so cos’altro. Come
se il presepe, la famiglia di Nazaret, la nascita
del Cristo a Betlemme al freddo e al gelo,
Maria e Giuseppe, non rappresentassero già
quei valori e anzi ne aggiungessero altri, validi anche per atei, agnostici e credenti di altre
religioni: l’emarginazione, la povertà, l’umiltà, la speranza, l’esaltazione degli ultimi, i
pastori, considerati all'epoca gente di scarto,
da cui stare lontani. Dio si fa uomo e si rivela,
disarmato e fragile, non ai dottori della Legge
o ai filosofi, ma agli ultimi della terra. Si fa
uomo in tutto, tranne che nel peccato. E che
dire dell’amabile silenzio di Giuseppe, un
falegname, e di Maria, che meditava nel suo
cuore tutti quegli straordinari accadimenti?
Silenzio e meditazione non sono forse bisogni
di tutti gli uomini che vogliono ritrovarsi,
riflettere sul senso della vita, trovare un po’
di pace? Perché una vita senza senso non ha
alcun senso. La dimensione orizzontale, senza
quella trascendente e verticale, sa di finito,
odora di loculo e di morte infinita, laddove
l’uomo umile sente e percepisce distintamente
dentro di sé l’esistenza di un’energia creatrice, orientatrice, salvatrice, che vince il mondo
e ci apre ad altri scenari inauditi dopo la
morte. La morte non ha l’ultima parola grazie
alla venuta del Signore. Questo messaggio di
fede e di speranza non prende le mosse che
dal presepe tradizionale, non da altri marchingegni che non hanno neppure un profilo
identitario.
Auspico che nel dicembre del 2017 ci sia
una rivisitazione di certe scelte e che si metta
al centro del paese il tradizionale presepe.
Saremmo pure tradizionalisti, ma a Natale – è
bene ribadirlo - si celebra la nascita di Gesù,
non quella di un perfetto sconosciuto, anche
se per molti il Cristo costituisce ancora un
perfetto sconosciuto, tant’è vero che, con mio
profondo dispiacere, ho sentito taluni parlare
di “Natale laico”, un ossimoro, un paradosso,
una contraddizione in termini che non rende
onore alla loro intelligenza.
Salvatore Bernocco
Salvatore Bernocco
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ANNO XXXI - 358
NATALE: LA GROTTA DI BETLEMME ACCOGLIE IL FIGLIO DI DIO
Maria e Giuseppe vagano in una Betlemme
stracolma di gente, accorsa per il censimento, ma nessuno si accorge dell’imminente nascita del bimbo che Maria porta in
grembo.
Nell’indifferenza e nel diniego totale non c’è alcuna possibilità di offrire alla donna un luogo più
accogliente e sicuro. No, per Giuseppe e Maria
solo risposte negative, occhi trasognati, parole
lontane, sentimenti distanti.
La grotta, unico rifugio per la Madre del Salvatore… Ma, nell’umiltà della grotta, è accecante la
luminosità del mistero dell’Eterno. La nascita di
Gesù, il coro degli Angeli, la bellezza limpida degli
Angeli, la bellezza limpida del cielo, poi… l’arrivo
dei pastori: gente semplice che ha il privilegio di
adorare il “Bambinello”. I regnanti non si accorgono neppure della luce che illumina il Creato, sono
i semplici, gli umili, i poveri che si stupiscono del
mistero e si avviano con i loro piccoli doni a onorare il Re dei re, il Salvatore del mondo.
E oggi il Bambinello ritorna ancora a noi, ritorna
nei fratelli costretti ad abbandonare le loro terre
dilaniate dalle guerre, dalla violenza, dalla miseria.
Vediamo ormai ogni giorno occhi di bimbi impauriti e di madri tristi, visi di uomini illuminati dalla
flebile luce della speranza. Dove è più la loro casa,
dove le loro luci, dove i loro doni? Chi aprirà loro
le braccia, chi regalerà un sorriso? Oggi quanti si
definiscono credenti sanno veramente offrire con
generosità una “fetta” del proprio “Sé” a chi ha
fame, a chi ha sete, a chi ha freddo? Sapranno
allietare il Natale a questi fratelli, vittime dell’’egoismo dei potenti? Cosa importa a chi specula
sul fenomeno dell’emigrazione clandestina se il
Mediterraneo è diventato cimitero di tantissime
creature, nelle cui acque per molti, troppi, si spegne l’illusione di una nuova vita proprio quando
credono di giungere nella terra promessa?
All’indifferenza fredda dei governanti si oppone la
Chiesa insieme alle tante Congregazioni religiose
che, da sempre, si adoperano per gli ultimi.
Il fondatore dei Padri Rogazionisti, Sant’Annibale
Maria di Francia, spese ogni giorno della Sua vita
al servizio di Gesù, adoperandosi a sostegno dei
più bisognosi, degli emarginati, dei poveri; li amò,
guardò con un senso di maggiore “carità” i piccoli, tanto che scelse Sant’Antonio di Padova come
loro protettore e a Lui chiese “Il Pane” in cambio
di preghiere giornaliere per tutti i Benefattori che
celebra la perennità del S. Natale nell’accendere
una luce negli occhi dei tanti diseredati. Il modo
più bello per cogliere il senso profondo del Natale
illuminandosi della sua radiosità: la Carità.
A.C.
A.C.
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ANNO XXXI - 358
LA RIVOLUZIONE DELLA TENEREZZA IL DONO DI PAPA FRANCESCO
Papa Francesco continua a stupire il
mondo per la straordinarietà della sua
vita. I protocolli, le regole, i formalismi
lo infastidiscono. Perché ama essere il semplice parroco che, in piena libertà, svolge la
sua attività di pastore non solo accanto, ma
tra le sue pecore, specialmente quelle che
stazionano nelle periferie che va a cercare,
anche all’improvviso, per toccarle, accarezzarle, abbracciarle, baciarle. Si intrattiene
con loro, regala sorrisi, scherza ed è curioso
per quello che dicono; visita ospedali, carceri, centri di accoglienza dove incontra persone che soffrono nello spirito e le incoraggia
a sperare. Esce dal Vaticano per acquistare
occhiali e scarpe meravigliando negozianti
ed avventori, anche posando con loro.
Il suo essere fuori dall’ordinario lo ha portato
ad abitare in una residenza semplice che non
ha nulla dello sfarzo degli appartamenti vaticani ricchi di opere d’arte e di arredamento
prezioso che certamente apprezza, ma da
cui preferisce rimanere distaccato. A lui interessa offrire al mondo l’immagine di un Papa
coerente con la povertà evangelica e con la pratica delle Beatitudini di cui predilige la
Misericordia.
Per questo meriterebbe di passare alla storia
come il «Papa della Misericordia» alla quale
ha voluto dedicare il Giubileo straordinario.
Sua intenzione particolare è stata, infatti,
quella di trasmettere al mondo una fiducia
incondizionata nella Tenerezza di un Dio che
perdona perché ama ed accompagna l’uomo
in un cammino di fede e di redenzione capace di restituirgli la speranza. Se Giovanni
XXIII è passato alla storia come il Papa della
Bontà, Francesco passerà alla storia come il
Papa della Tenerezza.
Bontà e Tenerezza sono i due pilastri su cui
poggiano gli estremi di quel ponte conciliare che ha segnato il passaggio dalla
«Chiesa del rigore e della scomunica» alla
«Chiesa della misericordia e del perdono».
Così scriveva Papa Giovanni: «Ora la Sposa
di Cristo preferisce usare la medicina della
Misericordia invece di imbracciare le armi del
rigore». Così scrive Francesco: «E’ giunto di
nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico
dell’annuncio gioioso del perdono…forza
che risuscita a vita nuova e infonde coraggio
tale da guardare il futuro con speranza». In
particolare a Francesco sta a cuore trasformare un mondo fiducioso, arricchito dall’amore di Dio. Il suo auspicio è provocare «la
Rivoluzione della Tenerezza» che consenta
all’uomo di potersi convertire da provocatore
di guerre in costruttore di pace. In questa direzione viaggia il suo richiamo alla paternità
di Dio il quale, nonostante venga respinto,
continua a d inseguire l’uomo per lenire le
sue angosce e trasfondergli iniezioni di fiducia che solo la Misericordia può garantire.
Ed è anche questo il senso del suo messaggio per la giornata mondiale della Pace
2017 con cui invita gli uomini ad essere
«costruttori di pace in nome della nonviolenza» e ad «applicare le Beatitudini nel modo
in cui esercitano le proprie responsabilità.
Una sfida a costruire la società, la comunità,
l’impresa di cui sono responsabili con lo
stile degli operatori di pace; a dare prova di
misericordia rifiutando di scartare le persone,
danneggiare l’ambiente, e voler vincere ad
ogni costo».
M. G.
M. G.
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ANNO XXXI - 358
PROTETTRICE DELL’ANNO 2017: LA VERGINE DI FATIMA NELLA NOSTRA COMUNITÀ
Nostra Signora di Fátima (in portoghese: Nossa Senhora de Fátima) è
uno degli appellativi con cui la Chiesa cattolica venera Maria, madre di Gesù.
Fra le apparizioni mariane, quelle relative
a Nostra Signora di Fatima sono tra le più
famose. Le pastorelle Lucia dos Santos
di 10 anni e Giacinta Marto di 7 anni, con
il pastorello Francisco Marto di 9 anni,
fratello di Giacinta e cugino di Lucia, il 13
maggio 1917, mentre badavano al pascolo
in località Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina portoghese di Fátima,
riferirono di aver visto scendere una nube
e, al suo diradarsi, apparire la figura di una
donna vestita di bianco con in mano un
rosario, che identificarono con la Madonna. Dopo questa prima apparizione, la
donna avrebbe dato appuntamento ai tre
per il 13 del mese successivo, e così per
altri 5 incontri, dal 13 maggio fino al 13
ottobre.
Nel 1930 la Chiesa cattolica proclamò il
carattere soprannaturale delle apparizioni
e ne autorizzò il culto. A Fatima è stato
edificato un santuario visitato per la prima
volta da papa Paolo VI il 13 maggio 1967,
e in seguito anche da papa Giovanni
Paolo II, pontefice molto legato agli avvenimenti del luogo, dove si recò più di una
volta in pellegrinaggio. Secondo la dottrina
cattolica queste apparizioni appartengono
alla categoria delle rivelazioni private. Il 13
maggio 1967, nel cinquantesimo anniversario della prima apparizione di Fatima,
papa Paolo VI, che già aveva donato una
rosa dorata al santuario affinché a Maria
fossero affidate le sorti del mondo, si recò
in pellegrinaggio al santuario, scrivendo
un’enciclica per l’occasione.
Fu però Giovanni Paolo II, successore di
Giovanni Paolo I (che aveva avuto colloqui
personali con suor Lucia), il papa maggiormente legato alle apparizioni di Fatima.
Egli visitò Fátima in tre occasioni. La prima
volta nel 1982, dopo il grave attentato che
subì il 13 maggio 1981 ad opera di Mehmet Ali Ağca, un killer professionista turco,
che gli sparò due colpi di pistola in piazza
San Pietro a Roma. Ci sarebbe ritornato
nel 1991 e nel 2000. Nella sua prima visita
del 1982 subì l’ennesimo attentato: un
uomo tentò di colpirlo con una baionetta,
ma fu fermato dalla sicurezza. L’uomo, un
sacerdote spagnolo di nome Juan María
Fernández y Krohn, si opponeva alle
riforme del Concilio Vaticano II e definiva il
papa un “agente di Mosca”.
Invece, durante la visita del 2000, papa
Giovanni Paolo II beatificò i due veggenti
defunti, Giacinta e Francisco. Rese inoltre
universale la festività della Madonna di
Fatima, facendola includere nel Messale
Romano.
Nei giorni dall’11 maggio al 14 maggio
2010, anche Benedetto XVI, in occasione
del decimo anniversario della beatificazione dei veggenti, si recò a Fatima.
S.B
S.B
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ANNO XXXI - 358
Nel tempo e nello spazio di Dio
Come negli anni precedenti, dicembre è
stato un mese oltremodo impegnato per le
riflessioni e la catechesi
sull’avvento, tempo mariano per
eccellenza. Impegnativi furono
i giorni che precedettero la
solennità dell’Immacolata, ritmati
dalle Quarantore annuali e il giorno
6 avemmo tra noi la presenza del
Vescovo don Mimmo che celebrò
l’Eucarestia nell’anniversario della
dedicazione della nostra chiesa
parrocchiale. L’elevata omelia da lui
tenuta offrì molti spunti per la nostra
riflessione. Mentre venne intensificata
la catechesi a tutti i livelli, non esclusa
quella ai novizi del sodalizio di San
Rocco e alle socie della Associazione
della Madonna del Buon Consiglio, ci preparammo
al S. Natale con la solenne novena che culminò
con la Messa Vigiliare del 24 e quella di mezzanotte
di Natale con la processione di Gesù Bambino e
l’inaugurazione del presepe dentro
e fuori la chiesa. Molto notevole
la partecipazione al Presepe
Vivente che gli amici di S. Rocco
hanno organizzato quest’anno
per la 7a volta. L’impegno
notevole profuso dai membri
del sodalizio, dal Priore Angelo
Fracchiolla e collaboratori
della Amministrazione. Non
mancarono le serate ricreative
e la festa solenne animata
dal Gruppo Famiglia per
la festa della S. Famiglia
il giorno 30. Il 23 poi si
tenne l’adorazione animata
dal Gruppo di Preghiera di Padre Pio e il 31 la
Comunità si ritrovò in chiesa per la messa solenne, la
riflessione offerta dal Parroco e il canto del Te Deum
di ringraziamento.
Luca
Luca
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ANNO XXXI - 358
IN CAMMINO VERSO BETLEMME
Miei Cari,
Il Natale è un tempo forte, fondamento della nostra fede. È un tempo che immette nella nostra vita un calore umano che commuove l’intimo anche dell’uomo più duro, e ispira il desiderio di una nuova umanità. Il Natale, in questo senso, ci fa penetrare nel mistero di una umanità nuova, elevando il nostro sguardo verso l’umanità del nostro Dio. Il Natale ci fa penetrare in questa verità: Dio si fa uomo.
Di fronte al Bambino avvolto in poveri panni, la fede ci porta a riconoscere la tenerezza di Dio, di un Dio che è innamorato delle sue creature, di un Dio che è capace di farsi piccolo e inerme per amore dell’uomo. Ci fa contemplare l’umiltà di Dio, che “si svuota”, “abbassandosi” per incontrarsi con la sua crea tura che ama come se stesso.
Il “vuotarsi” di Dio manifesta uno degli attributi più belli della santissima Trinità: l’umiltà. Sì, Dio è umile. Nel seno della santissima Trinità c’è l’umiltà: il Figlio di Dio “discende”, si “abbassa” per incontrare l’umanità, incarnandosi, facendosi uomo, assumendo la sua fragilità e debolezza, senza lasciare di essere Dio. Verità stupenda, questa, che dissipa ogni oscurità, dando senso e speranza alla vita: c’è Qualcuno che mi ama e che non può fare a meno di amarmi; e il suo amore porta la mia anima ad amare.
Il suo amore si manifesta propriamente nel venire a cercarmi per elevarmi alla grande dignità di figlio di Dio, dandomi la certezza che in me c’è qualcosa di meraviglioso: la linfa della vita divina.
Il Bambino adagiato nel presepe è Colui che fa rinascere, rivivere e finalmente risuscitare ognuno di coloro che credono in Lui come Figlio di Dio fattosi uomo per nostro amore. Che bellezza e che gioia per l’umanità comprendere e vivere questi giorni con il cuore aperto all’Incarnazione del Figlio di Dio, alla presenza di Dio in mezzo a noi! Che dolore e che oscurità avvolgono invece l’umanità quando non vive il Natale secondo la sua reale essenza e il suo vero significato!
Ai nostri giorni si cerca di diluire e dissolvere il vero senso del Natale. Il maligno non vuole che la gente viva l’Amore, il Perdono e la Misericordia di Dio. La società attuale fa di questo tempo natalizio un semplice momento sociale un po’ speciale: tra l’altro, da società parassita che è, approfitta dei sentimenti e del calore umano di questi giorni utilizzandoli in modo improprio, immettendovi - da un lato - una straordinaria pubblicità (che pretende di colmare con dei beni materiali il vuoto che distrugge l’uomo allontanatosi da Dio); e - dall’altro - una falsa filantropia, invitando tutti quanti a condividere qualcosa con qualcuno, per sentirsi buoni e alleviare la propria coscienza. Il Natale non è un condividere qualcosa, ma è l’accettare e riconoscere, nel Bambino avvolto in poveri panni nel presepe di Betlemme, il Dio che ha dato se stesso. Lui non ha dato “qualcosa”, ma ha dato tutta sua vita per me. Vivendo questo Natale così come la Chiesa si aspetta da me, non posso restarmene inerte e indolente contemplando Gesù Bambino. Sono chiamato ad adorarlo e a imitarlo. Condividere “qualcosa”? No, non condividere, …qualcosa”, ma condividere davvero la mia vita: se voglio vivere la pace portata da Gesù Bambino, non posso far altro che perdonare; se voglio vivere felice, non posso far altro che amare, donandomi affinché l’altro sia felice, come ce lo ricorda la nota preghiera attribuita a san Francesco d’Assisi: “Dove c’è guerra, che io porti pace; dove c’è odio, che io porti amore; dove c’è oscurità, che io sia luce; dove c’è tristezza, che io sia gioia; dove ci sono dubbi, che io porti la fede; dove c’è disperazione, che io porti speranza”. Il santo d’Assisi, spinto da una devozione semplice e profonda a Gesù: il Bambino che si fece povero per farci ricchi, e cosciente che questa ricchezza non consiste nel denaro, ma nell’amore, nella misericordia, nel perdono, nella pace e nella gioia, volle imitare il Signore ed essere strumento dell’amore divino in mezzo ai poveri: nel Natale del 1223, nel paese di Greccio, preparò il primo Presepio vivente, per rappresentare in un modo attrattivo e commovente il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio.
In molte delle nostre case si prepara questo avvenimento con segni esterni che ci aiutano a penetrare nel mistero del Natale: il presepio, l’albero di Natale, le varie decorazioni luminose, i regali, ecc. Tutti questi sono segni che ci aprono al mistero natalizio.
Il presepio ci trasporta idealmente in quei luoghi e in quei momenti che ebbero la fortuna di accogliere nel loro seno Dio stesso che nasceva come uomo.
Nel collocare le statuine familiari del presepio (Maria, Giuseppe, Gesù Bambino, i pastori e i Re Magi), bisogna chiedere a Dio che infonda nel nostro cuore quella semplicità e quell’umiltà che hanno permesso loro di vedere in quel Bambino il Figlio di Dio incarnato. Che bello!
In questi personaggi sono rappresentate la speranza e la gioia dell’intera creazione: essa tutta è in attesa; ma la sua è un’attesa non statica, ma dinamica, perché è un camminare verso Dio, dove tutto raggiunge la sua pienezza. La bellezza del presepio risiede in ogni personaggio e nell’insieme di tutti coloro che peregrinano con un unico desiderio: incontrarsi con il Figlio di Dio. I pastori, dopo l’annuncio dell’angelo, decidono di comune accordo di mettersi in cammino: andiamo a vedere di che cosa si tratta e che cosa significa tutto questo! Possibilmente sono mossi dalla curiosità, per comprovare l’annuncio dell’angelo; però, essendo uomini di grande saggezza nel discernere i segni dei tempi, sentono qualcosa di grande nel proprio cuore. Quell’annuncio esteriore li spinge interiormente a mettersi in cammino. Quando arrivano, scoprono la cosa più meravigliosa della loro vita: un Bambino, il Salvatore annunciato, avvolto in pannolini, cullato da Maria e Giuseppe che lo contemplano estasiati. Quel camminare, intrapreso nella notte, li ha condotti a vedere e a credere. La celebrazione liturgica della nascita di Gesù Bambino in quella Notte Santa non è un semplice ricordare ed emozionarsi che ci fa sentire bene e ci fa sentire buoni durante alcuni minuti, ma è l’attualizzazione sacramentale di quella realtà in cui Gesù Cristo viene davvero in me e in ciascuno dei miei familiari, che precedentemente, nella preparazione del presepio e dell’albero di Natale, abbiamo trovato un bel modo di creare l’ambiente propizio per raccoglierci e meditare il grande mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio.
Buon Natale a tutti. d. Vincenzo
Il Natale è un tempo forte, fondamento della nostra fede. È un tempo che immette nella nostra vita un calore umano che commuove l’intimo anche dell’uomo più duro, e ispira il desiderio di una nuova umanità. Il Natale, in questo senso, ci fa penetrare nel mistero di una umanità nuova, elevando il nostro sguardo verso l’umanità del nostro Dio. Il Natale ci fa penetrare in questa verità: Dio si fa uomo.
Di fronte al Bambino avvolto in poveri panni, la fede ci porta a riconoscere la tenerezza di Dio, di un Dio che è innamorato delle sue creature, di un Dio che è capace di farsi piccolo e inerme per amore dell’uomo. Ci fa contemplare l’umiltà di Dio, che “si svuota”, “abbassandosi” per incontrarsi con la sua crea tura che ama come se stesso.
Il “vuotarsi” di Dio manifesta uno degli attributi più belli della santissima Trinità: l’umiltà. Sì, Dio è umile. Nel seno della santissima Trinità c’è l’umiltà: il Figlio di Dio “discende”, si “abbassa” per incontrare l’umanità, incarnandosi, facendosi uomo, assumendo la sua fragilità e debolezza, senza lasciare di essere Dio. Verità stupenda, questa, che dissipa ogni oscurità, dando senso e speranza alla vita: c’è Qualcuno che mi ama e che non può fare a meno di amarmi; e il suo amore porta la mia anima ad amare.
Il suo amore si manifesta propriamente nel venire a cercarmi per elevarmi alla grande dignità di figlio di Dio, dandomi la certezza che in me c’è qualcosa di meraviglioso: la linfa della vita divina.
Il Bambino adagiato nel presepe è Colui che fa rinascere, rivivere e finalmente risuscitare ognuno di coloro che credono in Lui come Figlio di Dio fattosi uomo per nostro amore. Che bellezza e che gioia per l’umanità comprendere e vivere questi giorni con il cuore aperto all’Incarnazione del Figlio di Dio, alla presenza di Dio in mezzo a noi! Che dolore e che oscurità avvolgono invece l’umanità quando non vive il Natale secondo la sua reale essenza e il suo vero significato!
Ai nostri giorni si cerca di diluire e dissolvere il vero senso del Natale. Il maligno non vuole che la gente viva l’Amore, il Perdono e la Misericordia di Dio. La società attuale fa di questo tempo natalizio un semplice momento sociale un po’ speciale: tra l’altro, da società parassita che è, approfitta dei sentimenti e del calore umano di questi giorni utilizzandoli in modo improprio, immettendovi - da un lato - una straordinaria pubblicità (che pretende di colmare con dei beni materiali il vuoto che distrugge l’uomo allontanatosi da Dio); e - dall’altro - una falsa filantropia, invitando tutti quanti a condividere qualcosa con qualcuno, per sentirsi buoni e alleviare la propria coscienza. Il Natale non è un condividere qualcosa, ma è l’accettare e riconoscere, nel Bambino avvolto in poveri panni nel presepe di Betlemme, il Dio che ha dato se stesso. Lui non ha dato “qualcosa”, ma ha dato tutta sua vita per me. Vivendo questo Natale così come la Chiesa si aspetta da me, non posso restarmene inerte e indolente contemplando Gesù Bambino. Sono chiamato ad adorarlo e a imitarlo. Condividere “qualcosa”? No, non condividere, …qualcosa”, ma condividere davvero la mia vita: se voglio vivere la pace portata da Gesù Bambino, non posso far altro che perdonare; se voglio vivere felice, non posso far altro che amare, donandomi affinché l’altro sia felice, come ce lo ricorda la nota preghiera attribuita a san Francesco d’Assisi: “Dove c’è guerra, che io porti pace; dove c’è odio, che io porti amore; dove c’è oscurità, che io sia luce; dove c’è tristezza, che io sia gioia; dove ci sono dubbi, che io porti la fede; dove c’è disperazione, che io porti speranza”. Il santo d’Assisi, spinto da una devozione semplice e profonda a Gesù: il Bambino che si fece povero per farci ricchi, e cosciente che questa ricchezza non consiste nel denaro, ma nell’amore, nella misericordia, nel perdono, nella pace e nella gioia, volle imitare il Signore ed essere strumento dell’amore divino in mezzo ai poveri: nel Natale del 1223, nel paese di Greccio, preparò il primo Presepio vivente, per rappresentare in un modo attrattivo e commovente il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio.
In molte delle nostre case si prepara questo avvenimento con segni esterni che ci aiutano a penetrare nel mistero del Natale: il presepio, l’albero di Natale, le varie decorazioni luminose, i regali, ecc. Tutti questi sono segni che ci aprono al mistero natalizio.
Il presepio ci trasporta idealmente in quei luoghi e in quei momenti che ebbero la fortuna di accogliere nel loro seno Dio stesso che nasceva come uomo.
Nel collocare le statuine familiari del presepio (Maria, Giuseppe, Gesù Bambino, i pastori e i Re Magi), bisogna chiedere a Dio che infonda nel nostro cuore quella semplicità e quell’umiltà che hanno permesso loro di vedere in quel Bambino il Figlio di Dio incarnato. Che bello!
In questi personaggi sono rappresentate la speranza e la gioia dell’intera creazione: essa tutta è in attesa; ma la sua è un’attesa non statica, ma dinamica, perché è un camminare verso Dio, dove tutto raggiunge la sua pienezza. La bellezza del presepio risiede in ogni personaggio e nell’insieme di tutti coloro che peregrinano con un unico desiderio: incontrarsi con il Figlio di Dio. I pastori, dopo l’annuncio dell’angelo, decidono di comune accordo di mettersi in cammino: andiamo a vedere di che cosa si tratta e che cosa significa tutto questo! Possibilmente sono mossi dalla curiosità, per comprovare l’annuncio dell’angelo; però, essendo uomini di grande saggezza nel discernere i segni dei tempi, sentono qualcosa di grande nel proprio cuore. Quell’annuncio esteriore li spinge interiormente a mettersi in cammino. Quando arrivano, scoprono la cosa più meravigliosa della loro vita: un Bambino, il Salvatore annunciato, avvolto in pannolini, cullato da Maria e Giuseppe che lo contemplano estasiati. Quel camminare, intrapreso nella notte, li ha condotti a vedere e a credere. La celebrazione liturgica della nascita di Gesù Bambino in quella Notte Santa non è un semplice ricordare ed emozionarsi che ci fa sentire bene e ci fa sentire buoni durante alcuni minuti, ma è l’attualizzazione sacramentale di quella realtà in cui Gesù Cristo viene davvero in me e in ciascuno dei miei familiari, che precedentemente, nella preparazione del presepio e dell’albero di Natale, abbiamo trovato un bel modo di creare l’ambiente propizio per raccoglierci e meditare il grande mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio.
Buon Natale a tutti. d. Vincenzo
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ANNO XXX - 357
LA CHIESA CRESCE PER “ATTRAZIONE” NON PER PROSELITISMO
La Chiesa non è una squadra di calcio che cerca tifosi», ha detto papa Francesco alla giornalista Stefania Falasca del quotidiano Avvenire che lo intervistava il 17 novembre scorso alla
vigilia della chiusura della Porta Santa. Poi, proseguendo l’intervista, ha aggiunto: «Non si può andare dietro a Cristo se non ti porta, se non ti spinge
lo Spirito con la sua forza. Per questo è lo Spirito
l’artefice dell’unità tra i cristiani. Ecco perché dico
che l’unità si fa in cammino, perché l’unità è una
grazia che si deve chiedere, e anche perché ripeto
che ogni proselitismo tra cristiani è peccaminoso.
La Chiesa non cresce mai per proselitismo ma
«per attrazione», come ha scritto Benedetto XVI.
Il proselitismo tra cristiani quindi è in se stesso un
peccato grave».
È indubbio che alcune affermazioni del Papa hanno provocato sconcerto fra i credenti, al punto che
taluni hanno parlato finanche di una protestantizzazione del cattolicesimo. Il silenzio sulle unioni civili, fra cui quelle tra omosessuali, sul Family Day,
nonché l’elogio pubblico dell’ex presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano e della radicale ed
abortista Emma Bonino, la quale, secondo alcune
fonti ben informate, ha praticato in casa, nel 1975,
con una pompa per le biciclette, addirittura 10.141
aborti in dieci mesi, che secondo la legge dell’epoca equivalevano a diecimila omicidi. Ma questo
Papa Francesco lo sapeva? Qualche dubbio serio
affiora. Forse poteva risparmiarsi il pubblico encomio nel momento in cui si chiede ai fedeli battezzati di essere coerenti con il Vangelo. Di certo Colui
che ha detto “Lasciate che i bambini vengano a
me, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Mt 19,14-15) non approverebbe. Ogni creatura non nata è
un’offesa al Creatore, per i cattolici è un omicidio,
tant’è vero che l’aborto è un peccato grave. Certo,
il Signore perdona qualsiasi peccato (tranne quello
contro lo Spirito Santo) purché ci sia la conversione del cuore, una profonda e dolorosa comprensione del male procurato a sé o agli altri, altrimenti
finanche la confessione non ha valore, non toglie i
peccati, ma li appesantisce ed aggrava.
Ciò detto – credo fosse necessario dirlo – il Papa,
come ho accennato,ha riecheggiato le parole del
suo predecessore, Benedetto XVI, affermando
che la Chiesa non cresce per proselitismo ma per
attrazione. Ma anche su questo punto dovremmo
riflettere a fondo. Cosa si intende dire? Non ha
detto forse il Signore: «Andate in tutto il mondo
e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16, 15-16)? Siamo nel
campo della testimonianza e dell’esempio, non del
proselitismo o delle conversioni forzate, tant’è vero
che il Signore allude alla predicazione, lasciando
quindi liberi gli uomini di credere o no. Ma vi è una
condanna per chi non avrà creduto. In che cosa
consiste questa condanna se non nella lontananza
da Dio, quindi nell’Inferno scelto volontariamente?
È come dire che uno si scava la fossa con le sue
stesse mani. È una parola dura quella di Gesù, è
un severissimo ammonimento, ma chi è credente
non può sorvolare o tentare di dare interpretazioni
eufemistiche o di comodo. Dispiace asserirlo, ma
non tutti si salveranno. Si nasce figli di Dio, ma ci
si può trasformare in figli del diavolo, liberamente
e con piena avvertenza.
Vogliamo parlare di misericordia? Certo, parliamone e applichiamola, senza tuttavia dimenticare
che fra le opere di misericordia spirituali vi è anche
quella di “ammonire i peccatori”, cominciando da
noi stessi. L’ammonimento è un atto di misericordia. Essa non va intesa come qualcosa di mieloso, ma come il suono di una sveglia, come uno
schiaffo in pieno viso! Svegliatevi, perché il Signore è vicino! Questo è il nocciolo duro di un atto di
misericordia.
Concludo con un pensiero di Padre Pio che cade
a pennello: «A me non fa tanto paura la giustizia,
quanto la misericordia di Dio», poiché della prima
non si può abusare, della seconda sì.
Salvatore Bernocco
Salvatore Bernocco
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ANNO XXX - 357
IN MARIA LA PAROLA SI È FATTA CARNE
L’Immacolata Concezione di Maria. A metà
dell’Avvento, quasi una sosta in compagnia
della Madonna, per gioire con lei dei doni
di grazia che il Signore le ha riservato. “Nostra
madre e sorella”, Maria è stata amata da Dio in un
modo del tutto unico e questo amore ha trovato in
lei una risposta totale. La sua “immacolata concezione” - cioè l’essere stata salvata da ogni peccato
fin dal concepimento - indica che Maria è l’unica
creatura che ha potuto sperimentare fin dall'inizio
la salvezza di Dio, diventando per noi modello
concreto dell’umanità redenta e immagine di speranza sicura per il genere umano. Ma ciò che Lei
ha ricevuto in dono in modo singolare (fin dal suo
concepimento) è anche la promessa che Dio realizza
in ciascuno di noi con la grazia del Battesimo, per
il quale diveniamo anche noi figli di Dio, come ci
ricorda san Paolo: «in lui ci ha scelti prima della
creazione del mondo per essere santi e immacolati
di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere
per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo».
Maria dunque è «la piena di grazia», cioè colei
che è «colma del dono di Dio». Ma per essere
“colmati” prima occorre fare spazio, svuotarsi,
farsi da parte. Proprio come ha fatto Maria, che
ha saputo mettersi in ascolto della Parola e fidarsi
dell’iniziativa di Dio, accogliendo senza riserve
nella sua vita le proposte di Dio. Tanto che in lei,
la Parola «Si è fatta carne».
È proprio la scena dell’annunciazione a farci comprendere la profondità del «SÌ» di Maria a quanto
Dio le propone. «Ecco la serva del Signore: avvenga
per me secondo la tua parola». Quanto è autentica
e concreta l'adesione di Maria! Non si perde in
chiacchiere, in mille ragionamenti, non frappone
ostacoli al Signore. Con decisione e prontezza si
fida e lascia spazio all'azione dello Spirito Santo.
Mette subito a disposizione di Dio tutto il suo essere
e la sua storia personale, perché sia la sua Parola a
plasmarli e realizzarli compiutamente. Una scelta
di fecondità, che porta frutto e vita, che diviene
“luogo” dell’Incarnazione, che dona al mondo Gesù.
Ma vale la pena sottolineare anche la prospettiva
che Maria sceglie per connotare il suo “consegnarsi”
all'amore di Dio, definendosi «la serva del Signore». Il «SÌ» di Maria a Dio diventa quindi servizio,
attenzione alle necessità altrui, disponibilità ai
bisogni del prossimo e della comunità.
Tutto questo senza clamori o “sbandieramenti”
senza “posti d’onore”: senza “celebrazioni”. Al
contrario, i Vangeli ci raccontano una presenza di
Maria contrassegnata da grande discrezione e dal
nascondimento.
Così, Maria diviene per noi oggi una proposta, un
progetto da vivere. Approfittiamo dunque di questa
festa per imparare da lei a rinnovare il nostro «SÌ»
a Dio, perché anche in noi possa compiersi la sua
Parola.
N.G.
N.G.
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ANNO XXX - 357
MARIA, UN NOME DI ECCEZIONALE SPESSORE. LA DONNA “PIENA DI GRAZIA”,CHE HA ACCETTATO DIO NELLA SUA VITA
Nell'avvento, a mezza strada verso Natale, ecco la
festa dell’Immacolata. Maria, giovane, sola, luminosa. E’ lei la Madonna? L’angelo la guarda, si inginocchia, la chiama da quello che vede in lei: è piene di
grazia! E’ un nome che potrebbe significare il rispettoso
amore per una giovane degna. Ed invece nel testo del
vangelo, dal contesto della scrittura, risulta un nome di
eccezionale spessore. Dio è la grazia, è colui che si è
dato senza compensi, senza misura. Allora: «“Piena di
grazia” significa “piena di Dio”. Ed infatti il resto della
frase. Che viene dopo, da senso chiaro a quel “piena di
grazia” aggiungendo: “Il Signore è con te”. Nella storia
dell’umanità, all'inizio, il fatto centrale da cui scaturisce
tutta la storia sacra è un avvenimento rivelatore: quello
che Dio è, quello che Dio porta all'umanità, quello che
Dio Chiede all'umanità: “Vi amo, mi do a voi totalmente.
Amatemi. Accettatemi. Entrate nella mia intimità. Se mi
amate. imparerete ad amare, a riflettere Dio nella vita.
Quanto farete, sarà ispirato dal mio amore, risplenderà
dalla grandezza di Dio che ama e amando fa ... L’uomo
se accetta Dio, ama. Se ama, fa amando. Cioè dà un
‘anima, una qualità, un valore alle sue opere: l’amore. Se
si rifiuta, si chiude. Domanda a se stesso, alla sua solitudine, alla sua povertà, al suo individualismo ispirazione,
motivo, sapore per le cose che fa. Adamo. Eva hanno
preteso di prescindere da Dio, di attingere da sé per creare. Fuori di Dio, lontano da Lui, il loro mondo (amore,
famiglia, lavoro, relazioni) non ha la sostanza che viene
da Dio: l’amore. E’ un altro il materiale di cui si sostanzia:
l’uomo, l’io dell’uomo, di colui che presume di fare la sé e
che ci da il frutto arido, canceroso, duro del suo egoismo,
del suo cuore di pietra. della sua miopia, della sua corta
veduta. Quando l’angelo si inginocchia davanti a Maria e
la chiama dalla realtà che è (piena di grazia, piena di Dio),
riconosce che Maria è la donna, che ha accettato Dio nel
suo cuore, nella sua vita. nel periodo della sua prima età,
dell’adolescenza, della giovinezza. Anzi in Maria c’è un
fatto nuovo, unico, eccezionale. Dio in vista del comportamento per cui Lei ha accettato Dio, tenendo presente
che Maria ha accanto a Cristo e con Cristo il compito di
salvare l’uomo dal peccato non soltanto accetta la eccezionale rispondenza della Madonna al suo amore, ma compie un fatto che è fuori del normale: esenta Maria
dalla condizione del peccato originale. Ogni creatura, nascendo, porta l’ombra e il peso di quel no detto da Adamo, che si riflette su tutti i suoi figli. Maria in vista della
sua missione (Madre del Salvatore, madre dei liberali dal
peccato) è esentata, preservata, prima di essere concepita, da ogni ombra di peccato originale. L’angelo che si
piega davanti a Maria, la chiama dalla realtà che è: senza
peccato personale, piena di corrispondenza all'amore di
Dio. “Il Signore è con te”. Questa è la Madonna? Questa
è la donna preparata per essere la Madonna. Ed ecco
come diventa la Madonna. Dice l’angelo: Dio ha progettato che tu concepisca e partorisca un figlio: ... Gesù,
figlio dell’Altissimo. Dice Maria.· Come avverrà questo?
Non conosco uomo. L’amore di Dio, risponde l’angelo e
spiega: l’amore di Dio scenderà sopra di te. ti avvolgerà.
ti coprirà con la sua ombra. IL bambino che nascerà da
te sarà chiamato: Figlio di Dio. Maria accetta, spalanca
tutto il suo essere (anima e corpo). accoglie Dio che si fa
uomo dentro di lei; “La tua Parola si faccia dentro di me”.
E il Verbo si fece carne ed abitò tra noi. L’Immacolata diventa Madre. Questa è la Madonna. E diventerà sempre
più la Madonna, quando nutrirà Cristo, quando lo educherà, guidando le sue facoltà umane ad aprirsi alla vita.
E diventerà sempre più la Madonna quando vede Gesù
che, fatto uomo, abbandona la sua casa e si immette
nelle vie degli uomini. Diventerà sempre più la Madonna
quando i parenti di Gesù impressionati che Cristo non
riscuote il favore generale della gente, la portano in una
casa ove la folla lo preme da tutte le parti. L’idea era di
sottrarlo alla gente e di portarlo a casa. al sicuro. A Gesù
fu riferito che erano lì la madre i i fratelli-cugini. Gesù rispose: Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Mia
madre e miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola
di Dio e la mettono in pratica. La sua maternità acquista
così le qualità, le dimensioni, la generosità del cuore del
Figlio. L’Immacolata è doppiamente madre: nella carne e
nel cuore. Questa statura di Madonna crescerà ancora.
Maria, /’immacolata, si fa grande, si fa Madonna, sulla
via del Calvario e sotto la croce. Si fa grande quando
al sepolcro, sul Cristo disteso sulla pietra si spegne la
fede di tutti (“speravamo ... ormai tutto è finito ... “). Lì,
al sepolcro. Maria, mentre accetta la morte di Cristo, è
ferma nel suo credo: Risorgerà’. Maria, l’Immacolata.
raggiunge il vertice della sua statura di donna. quando a
capo degli Apostoli si apre alla irruzione dello Spirito ed
entra in pieno in quel mistero che dal Cenacolo percorrerà il mondo. Concludendo allunghiamo e fermiamo lo
sguardo sul percorso che Maria nella storia ha superato
per venire sino a noi mentre è sui tracciali che si aprono
sul futuro. Maria, bambina, fa tenerezza. Maria, giovane.
immacolata, affascina. Maria, madre ... è lei che ci porta
Cristo. Maria, sotto la croce ... è lei che ci porta Cristo
con il cuore aperto. Maria, al sepolcro ci porta il Risorto.
Maria al cenacolo ci dice che se ami Dio devi amare i
fratelli e devi andare in cerca dei fratelli che consci o no
cercano il Fratello più grande che solo il cuore della Madre può dare. Maria senza Cristo non ha senso. non ha
valore. Cristo senza Maria è fuori della storia, immerso
nell'indefinito del mistero. Se trovi Maria la riconosci in
quel bimbo che porta tra le braccia. Se incontri Cristo
avverti il profumo della sua carne che è la carne di Maria.
GIUSEPPE LANAVE
Vescovo emerito di Andria
GIUSEPPE LANAVE
Vescovo emerito di Andria
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ANNO XXX - 357
A FIANCO DEL VESCOVO
È necessaria qualche riflessione
su alcuni comportamenti che, a
nostro avviso, hanno
ferito la comunione
nelle nostre comunità ecclesiali, creando
sconcerto tra i fedeli.
Premettiamo che il Vescovo è a capo della
Chiesa locale ed è chiamato a “governare”
la porzione di Chiesa che gli è stata affidata.
Il Vescovo è un successore degli apostoli. A
lui si deve dunque rispetto e obbedienza in
virtù della sua funzione, che è quella di far
crescere la comunità dei credenti nella fede,
nella speranza e nella carità. Le sue decisioni,
che crediamo siano ponderate, vanno dunque
osservate con umiltà e in spirito di servizio.
Aggiungiamo che va sostenuto e coadiuvato
dal popolo di Dio, semmai in una relazione
di dialogo benevolo e fraterno, senza creare sommovimenti o scossoni che turbino la
pace e la serenità all'interno della Chiesa. Se,
come abbiamo scritto in un altro articolo di
questo numero di “Fermento”, la Chiesa deve
crescere per attrazione, è necessario che si
determinino le condizioni favorevoli a questa
modalità di crescita. In caso contrario, non si
darebbe una immagine positiva della Chiesa
come corpo unico e solidale, ma piuttosto di
una congrega di gruppi in lotta tra loro ed in
conflitto con le scelte di governo del Vescovo.
Il nostro auspicio è che si mettano da parte le
divisioni e si cammini a fianco del Vescovo, il
quale va aiutato nel suo gravoso compito e
non contrastato con parole ed atteggiamenti
irriguardosi.
S.B.
S.B.
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ANNO XXX - 357
Nel tempo e nello spazio di Dio
Dopo il pellegrinaggio annuale a Pompei, la
comunità si riunì per la
celebrazione dei defunti e
l’adorazione eucaristica mensile.
Ci fu la ripresa della catechesi
a tutti i livelli, compresa quella al
gruppo uomini e alle Associate alla
Madonna del Buon Consiglio. Anche
i catechisti ebbero il loro incontro
formativo-organizzativo. Il giorno
19 andarono poi in pellegrinaggio al
cimitero ove il vescovo don Mimmo
celebrò in suffragio dei defunti. Si
tenne la Convivenza di inizio corso per i
fratelli neo-catecumenali a Mariotto. La
Comunità si portò poi presso il Santuario
della Madonna dei Martiri con le Comunità
neo-catecumenali per lucrare l’indulgenza giubilare e
il giorno 13 con una rappresentanza
della parrocchia partecipò alla
chiusura della Porta Santa in
Molfetta.
Ci ritrovammo poi per la tre sere in
onore di Cristo Re, titolare della
parrocchia e che festeggiammo
la domenica 20 mentre il 22
ci fu un concerto in onore
di S. Cecilia, partecipato
da moltissimi amici della
musica. Ci fu poi la lezione
preparatoria al periodo
liturgico dell’Avvento, mentre
il 23 ci fu l’adorazione da
parte del Gruppo di P. Pio e il
29 demmo inizio alla novena dell’Immacolata.
Luca
Luca
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ANNO XXX - 357
CRISTO È IL NOSTRO PROGRAMMA
Miei Cari,
novembre ci orienta, come Comunità, alla solennità di Cristo Re dell’universo, titolare della nostra Parrocchia. Andremo preparandoci in modo adeguato fissando il nostro sguardo su Cristo Redentore del mondo, attraverso i suggerimenti dell’esortazione del Papa e, di recente, del nostro Vescovo con la sua Lettera pastorale sulla famiglia.
Tutto ci predispone a contemplare il volto di Cristo, nelle molteplici forme della sua presenza che non può non ispirarsi a quanto di Lui ci dice la Sacra Scrittura; ancorati ad essa ci apriamo all’azione dello Spirito e insieme alla testimonianza degli Apostoli che hanno fatto esperienza viva di Cristo, il Verbo della vita, lo hanno visto con i loro occhi, udito con le orecchie, toccato con le loro mani. Per cui il Redentore da contemplare non è solo il Cristo storico, “via, verità evita”, ma anche il Cristo risorto, orizzonte della nostra fierezza e della nostra speranza. Scaturisce di qui la necessità che il Cristo diventi il nostro programma da vivere e da realizzare: non si tratta - ci dice il Papa - di inventare un nostro programma. C’è già. E’ quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra in Cristo stesso, da conoscere, da amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. E’ un programma che non cambia col variare dei tempi e della cultura, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Ci studieremo, quindi, come singoli e come Comunità di conoscere Cristo, tramite la sua Parola che è parola di Dio al mondo perché l’umanità si trovi con il vero senso della propria vita. Amare Cristo, come orizzonte finale della nostra vita e presenza operante nell’intimità di ogni persona. Presenza che va accolta, ascoltata, seguita, mediante la sapienza per cui, attratti dall’amore alla verità, possiamo camminare verso una vita sempre più vera e autentica, nella sequela di Cristo, nostro Re.
Imitare Cristo come chi da’ posto a Lui perché viva in noi e possa rivelare il suo volto in ciascuno di noi e in noi che formiamo il suo corpo.
Vivere di Cristo, attingendo per Lui, con Lui e in lui, la vita trinitaria, sia come persone che come Chiesa, chiamata a vivere nei rapporti interni e col mondo quello che intercorre nella Trinità. Generare Cristo nella storia, giorno dopo giorno fino alla consumazione dei secoli, dilatando il Regno di Dio e delle sue esigenze, inaugurata dal Redentore e continuata nella Chiesa, sacramento, segno del suo Regno.
Ci trovi la imminente solennità di Cristo Re, predisposti a questo programma. Ripartire da Lui, crocefisso e risorto, animati dalla fede, quella che trasporta le montagne, non in un istante, ma passo dopo passo, cioè nella logica della speranza. È il fiore più bello che offriremo al SS. Redentore. E intanto vi ricordo che martedì 6 dicembre il nostro Vescovo don Mimmo sarà tra noi, alle 18.00. Cordialmente,
d. Vincenzo
novembre ci orienta, come Comunità, alla solennità di Cristo Re dell’universo, titolare della nostra Parrocchia. Andremo preparandoci in modo adeguato fissando il nostro sguardo su Cristo Redentore del mondo, attraverso i suggerimenti dell’esortazione del Papa e, di recente, del nostro Vescovo con la sua Lettera pastorale sulla famiglia.
Tutto ci predispone a contemplare il volto di Cristo, nelle molteplici forme della sua presenza che non può non ispirarsi a quanto di Lui ci dice la Sacra Scrittura; ancorati ad essa ci apriamo all’azione dello Spirito e insieme alla testimonianza degli Apostoli che hanno fatto esperienza viva di Cristo, il Verbo della vita, lo hanno visto con i loro occhi, udito con le orecchie, toccato con le loro mani. Per cui il Redentore da contemplare non è solo il Cristo storico, “via, verità evita”, ma anche il Cristo risorto, orizzonte della nostra fierezza e della nostra speranza. Scaturisce di qui la necessità che il Cristo diventi il nostro programma da vivere e da realizzare: non si tratta - ci dice il Papa - di inventare un nostro programma. C’è già. E’ quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra in Cristo stesso, da conoscere, da amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. E’ un programma che non cambia col variare dei tempi e della cultura, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Ci studieremo, quindi, come singoli e come Comunità di conoscere Cristo, tramite la sua Parola che è parola di Dio al mondo perché l’umanità si trovi con il vero senso della propria vita. Amare Cristo, come orizzonte finale della nostra vita e presenza operante nell’intimità di ogni persona. Presenza che va accolta, ascoltata, seguita, mediante la sapienza per cui, attratti dall’amore alla verità, possiamo camminare verso una vita sempre più vera e autentica, nella sequela di Cristo, nostro Re.
Imitare Cristo come chi da’ posto a Lui perché viva in noi e possa rivelare il suo volto in ciascuno di noi e in noi che formiamo il suo corpo.
Vivere di Cristo, attingendo per Lui, con Lui e in lui, la vita trinitaria, sia come persone che come Chiesa, chiamata a vivere nei rapporti interni e col mondo quello che intercorre nella Trinità. Generare Cristo nella storia, giorno dopo giorno fino alla consumazione dei secoli, dilatando il Regno di Dio e delle sue esigenze, inaugurata dal Redentore e continuata nella Chiesa, sacramento, segno del suo Regno.
Ci trovi la imminente solennità di Cristo Re, predisposti a questo programma. Ripartire da Lui, crocefisso e risorto, animati dalla fede, quella che trasporta le montagne, non in un istante, ma passo dopo passo, cioè nella logica della speranza. È il fiore più bello che offriremo al SS. Redentore. E intanto vi ricordo che martedì 6 dicembre il nostro Vescovo don Mimmo sarà tra noi, alle 18.00. Cordialmente,
d. Vincenzo
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