DIO NON VUOLE LA SOFFERENZA DELL’UOMO

Quante volte accostiamo Dio al dolore e alla sofferenza! Lo riteniamo il mandante della morte degli innocenti, della sofferenza delle persone buone. Lo avvertiamo come una specie di giustiziere cieco di chi non ha particolari colpe, se non quelle fragilità che discendono dalla nostra natura umana.
Dio colpirebbe alla cieca e si divertirebbe a distribuire “croci” a destra e a manca. È come se fosse dispiaciuto della felicità dell’uomo che, superata una certa soglia, va ridimensionata e tramutata in infelicità. Dio, in altre parole, sarebbe un patrigno crudele ed arcigno che terrebbe una contabilità analitica dei nostri peccati e del nostro grado di gioia. Superato un certo numero di peccati o una soglia di felicità, ecco‘giungere dall’alto dei cieli la sanzione divina, una bella malattia o un accidente che ti cambia in peggio l’esistenza. Proprio come ai tempi degli dei pagani, i quali erano gelosi della felicità degli uomini, il Dio dei cristiani si comporterebbe come un magistrato, come uno di noi, che spesse volte non siamo equilibrati nel giudizio e assi poco misericordiosi verso chi sbaglia o ci sta poco simpatico. Questa concezione di Dio è platealmente anticristiana ed antievangelica. Ci consegna un dio troppo umano, solo umano, che ha gli stessi nostri sentimenti ed usa gli stessi nostri metri di misura. Il Cristo di Dio ha invece rivelato che Dio è un padre misericordioso, è un Dio esclusivamente amante. È un Dio che fa sorgere il sole sui buoni e sui malvagi, che non separa il grano dalla zizzania ed i capri dalle pecore per dare la possibilità alla zizzania di mutarsi in grano ed ai capri di convertirsi in pecore. Gesù Cristo non ama la sofferenza e la morte. Resuscita Lazzaro, risana molti infermi, ridona la vista ai ciechi, fa camminare gli storpi, e quando commenta l’episodio del crollo della Torre di Siloe che causò diciotto morti, non parlò di vendetta di Dio, ma di un’esigenza di conversione generale. Quei diciotto malcapitati non erano più peccatori di chi non perì sotto le macerie della torre. Questo è ciò che credevano gli ebrei, e questo è ciò che pensiamo anche noi quando si verifica uno tsunami, quando l’AIDS fa strage di esseri umani, quando la morte rapisce un bambino o una persona giovane. Diciamo: Dio non ci sopporta più e ci punisce per i nostri peccati! Il Cristo che ha comandato di perdonare settanta volte sette, poi si sdoppierebbe ed indosserebbe i panni del carnefice. Le cose non stanno affatto così, e sarebbe ora di sbarazzarci per sempre di queste idee pagane, frutto di una religiosità malsana, demenziale e deviante che purtroppo ha fatto breccia e devastato le menti di tanti battezzati. Dio non è un terrorista! Il nostro Dio è esclusivamente Amore! Ma, detto questo, è bene considerare che non possiamo dirci figli di Dio se non ne mettiamo in pratica il comandamento dell’amore e se ci ostiniamo a scendere a patti con le tenebre, cioè con le opere dell’egoismo. Le Scritture sono chiare al riguardo: dobbiamo comportarci come il Cristo si è comportato.
Dobbiamo essere propagatori dell’undicesimo comandamento: “Amatevi come io vi ho amato”. Questo è il nocciolo della nostra fede. Dio vuole che l’uomo sia felice. Non dimentichiamo che la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo. Gesù ha messo fine alla morte e ha inaugurato un tempo nuovo, di misericordia e di perdono in vista della gioia eterna. La morte è stata vinta e sottomessa alle potenze celesti in virtù del sacrificio espiatorio del Figlio di Dio. Il 2012 sia quindi l’anno della riscoperta delle verità profonde della nostra fede, che non lega ma che ci libera in vista della vita che sarà.