LA SCOMPARSA DEL PROF. DOMENICO CAMPANALE
Si è spento alla veneranda età di 94 anni
l’illustre cittadino e filosofo Domenico Campanale,
ultimo di quattro figli, per molti anni
professore universitario presso l’Università
degli Studi di Bari. Di famiglia di umile
condizione, autodidatta, con molti sacrifici
riuscì a conseguire il diploma magistrale e
subito dopo la maturità classica e la laurea
in filosofia a Roma nel 1947, dove insegnò
storia e filosofia nei licei classici. Fra i suoi
allievi ci furono anche Piersanti Mattarella,
che divenne presidente della Regione
Sicilia, assassinato in un agguato mafioso,
e l’attuale presidente della Repubblica,
Sergio. Il prof. Campanale fece ritorno a
Bari alla metà degli anni ’50, come assistente
universitario, dove concluderà la sua
fulgida carriera accademica, costellata di
importanti pubblicazioni, saggi ed approfondimenti
sulla filosofia morale, la filosofia
del diritto, l’epistemologia, su Hume, Leibniz,
Nieztsche, Wittgenstein. Lo ricorderemo
sempre presso l’altare della Madonna di
Pompei, ogni domenica per la S. Messa.
Alla famiglia vanno le sincere condoglianze
della comunità del SS. Redentore.
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ANNO XXIX - N. 45
DON GINO: LA MORTE DEL GIUSTO
Sono stato molto colpito dall'improvvisa
scomparsa di don Gino,
nostro vescovo e successore
dell'amato don Tonino Bello. È proprio
vero che la morte non fa distinzioni di
sorta e, come un ladro, arriva quando
meno ce lo si aspetta. In queste circostanze
dolorose, noi dobbiamo radicarci
con tutto il nostro essere e con maggiore
fede nelle parole che non tradiscono,
quelle di Nostro Signore, che ci assicura
che chi vive e muore in Lui avrà (ha) la
vita eterna, né dobbiamo dimenticare,
ad esempio, le parole di san Francesco
d’Assisi, il quale si rivolgeva alla morte
chiamandola “sorella”. Perché essa ci
ricongiunge definitivamente a Dio, dal
quale tutti proveniamo, che ne siamo
consapevoli o meno, al cui cospetto
non vi sarà più né pianto né lutto. La
morte, per quanto incuta timore alla
nostra natura, è il valico che dobbiamo
attraversare per giungere nella Terra
Promessa. Lì – ci è stato detto – vi
sono molti posti. Di grande conforto
e saggezza sono i versetti tratti dal
libro della Sapienza, là dove si parla
della morte prematura del giusto (Sap
4, 7-17), che trascrivo a beneficio di
noi tutti:
«Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo.
Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni; ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza; e un’età senile è una vita senza macchia.
Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e poiché viveva fra peccatori, fu trasferito.
Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti o l’inganno non ne traviasse l’animo, poiché il fascino del vizio deturpa anche il bene e il turbine della passione travolge una mente semplice.
Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera. La sua anima fu gradita al Signore; perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio.
I popoli vedono senza comprendere; non riflettono nella mente a questo fatto che la grazia e la misericordia sono per i suoi eletti e la protezione per i suoi santi.
Il giusto defunto condanna gli empi ancora in vita; una giovinezza, giunta in breve alla perfezione, condanna la lunga vecchiaia dell’ingiusto.
Le folle vedranno la fine del saggio, ma non capiranno ciò che Dio ha deciso a suo riguardo né in vista di che cosa il Signore l’ha posto al sicuro».
In questi luttuosi accadimenti sono superflue le parole dell’uomo, per quanto possano essere commoventi ed animate da affetto e sincerità, mentre dà consolazione l’immersione nel cuore dei sentimenti di Dio, il quale preordina tutte le cose al bene di chi ama. Don Gino riposa fra le braccia del Signore perché era un uomo giusto, equilibrato, prudente, saggio. Riposa in pace, don Gino, e che la terra ti sia lieve.
Salvatore Bernocco
«Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo.
Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni; ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza; e un’età senile è una vita senza macchia.
Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e poiché viveva fra peccatori, fu trasferito.
Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti o l’inganno non ne traviasse l’animo, poiché il fascino del vizio deturpa anche il bene e il turbine della passione travolge una mente semplice.
Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera. La sua anima fu gradita al Signore; perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio.
I popoli vedono senza comprendere; non riflettono nella mente a questo fatto che la grazia e la misericordia sono per i suoi eletti e la protezione per i suoi santi.
Il giusto defunto condanna gli empi ancora in vita; una giovinezza, giunta in breve alla perfezione, condanna la lunga vecchiaia dell’ingiusto.
Le folle vedranno la fine del saggio, ma non capiranno ciò che Dio ha deciso a suo riguardo né in vista di che cosa il Signore l’ha posto al sicuro».
In questi luttuosi accadimenti sono superflue le parole dell’uomo, per quanto possano essere commoventi ed animate da affetto e sincerità, mentre dà consolazione l’immersione nel cuore dei sentimenti di Dio, il quale preordina tutte le cose al bene di chi ama. Don Gino riposa fra le braccia del Signore perché era un uomo giusto, equilibrato, prudente, saggio. Riposa in pace, don Gino, e che la terra ti sia lieve.
Salvatore Bernocco
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ANNO XXIX - N. 45
Nel tempo e nello spazio di Dio
Giugno si aprì con la festa della Messa
della Prima Comunione per i nostri fanciulli
di 4^ elementare preparati in ultimo con il
ritiro spirituale a Calentano. L’adorazione
eucaristica ci predispose alle solennità del
Corpus Domini e dell’Ottavario. La comunità
partecipò compatta alla processione
del SS.mo presieduta dal vescovo don
Gino. Seguirono poi gli incontri conclusi
a tutti i livelli di Consiglio Pastorale, del
gruppo Famiglia, e dei catechisti. Ebbe il
suo prosieguo il mese al S. Cuore con la
conclusione e l’atto di affidamento nell’ultimo
giorno di giugno. L’adorazione dal 23 fu
sempre animata dal Gruppo di Preghiera di
S. Pio e anche per il Volontariato Vincenziano
ebbe luogo il ritiro con la celebrazione
animata dal parroco il giorno 22. Il giorno
19 il parroco partecipò alla Giornata della
santificazione sacerdotale e presentò al
vescovo don Gino gli auguri dell’intera
comunità parrocchiale e confraternale.
L’Associazione della Madonna del Buon
Consiglio ebbe il suo incontro mensile di
catechesi come anche il Gruppo Giovani
che si incontrò per una serata festiva a Villa
Pasqualina. La sera del 29 il parroco partecipò
alla concelebrazione nella Cattedrale
di Molfetta presieduta dal vescovo don Gino
e durante la quale ricevette l’ordinazione
presbiterale il giovane Ignazio Gadaleta.
Luca
Luca
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ANNO XXIX - N. 45
Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna
Miei Cari,
il mese eucaristico che stiamo celebrando mi riporta a un particolare vissuto presso una Comunità del Nord durante la Celebrazione Eucaristica. Prima della Comunione infatti non viene più recitata la invocazione: "Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa..." ma è stata sostituita, dall'altra: "Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!". Mi è sembrata una ottima sostituzione, sia perché la precedente invocazione si riferisce ad una situazione contingente del servo del centurione che era in fin di vita, sia perché per il Signore nessuno di noi è "indegno" perché ciascuno è amato di un amore straordinario e sempre accolto tra le sue braccia misericordiose. Se poi pensiamo che il Signore - come dice il Vangelo di Luca - "si alzerà e passerà a servirci", allora si avverte la necessità di ripetergli "Signore da chi andremo?", solo con te ci sentiamo al sicuro, lontani da ogni disastro spirituale e da qualsiasi tempesta della vita di ogni giorno. Sulla stessa linghezza d'onda poi mi ha riportato il gesto umile e rivoluzionario di Papa Francesco che ho visto ritratto durante la processione del Corpus Domini: non più il Papa genuflesso dinanzi all'Ostia Santa su di un carro ornato di fiori e l'inginocchiatoio, ma a piedi, dietro il carro con gli altri sacerdoti verso S. Maria Maggiore a Roma. Un gesto altamente eloquente e significativo: "Signore da chi andremo?". Noi non ci stancheremo di starti dietro, per venire a vedere dove abiti e fare continuata esperienza della tua amicizia e del tuo amore perché noi non ci sentiamo "indegni", ma abbiamo la certezza che il nostro nome è scritto nelle tue mani nonostante i nostri limiti e le nostre miserie che vengono da te dimenticate. Tu Signore ci vuoi bene e attraverso i Segni eucaristici continui ad assicurarci e a dirci: "Non temere, io non ti abbandono mai, sono sempre accanto a te". Grazie, allora, o Signore, te lo ripeteremo ad alta voce durante la processione eucaristica di domenica 14 giugno, mentre col cuore ancora ti diciamo: "Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna"!
Miei Cari, siano questi poveri pensieri ad accompagnarci in questo mese eucaristico.
Cordialmente
Don Vincenzo
il mese eucaristico che stiamo celebrando mi riporta a un particolare vissuto presso una Comunità del Nord durante la Celebrazione Eucaristica. Prima della Comunione infatti non viene più recitata la invocazione: "Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa..." ma è stata sostituita, dall'altra: "Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!". Mi è sembrata una ottima sostituzione, sia perché la precedente invocazione si riferisce ad una situazione contingente del servo del centurione che era in fin di vita, sia perché per il Signore nessuno di noi è "indegno" perché ciascuno è amato di un amore straordinario e sempre accolto tra le sue braccia misericordiose. Se poi pensiamo che il Signore - come dice il Vangelo di Luca - "si alzerà e passerà a servirci", allora si avverte la necessità di ripetergli "Signore da chi andremo?", solo con te ci sentiamo al sicuro, lontani da ogni disastro spirituale e da qualsiasi tempesta della vita di ogni giorno. Sulla stessa linghezza d'onda poi mi ha riportato il gesto umile e rivoluzionario di Papa Francesco che ho visto ritratto durante la processione del Corpus Domini: non più il Papa genuflesso dinanzi all'Ostia Santa su di un carro ornato di fiori e l'inginocchiatoio, ma a piedi, dietro il carro con gli altri sacerdoti verso S. Maria Maggiore a Roma. Un gesto altamente eloquente e significativo: "Signore da chi andremo?". Noi non ci stancheremo di starti dietro, per venire a vedere dove abiti e fare continuata esperienza della tua amicizia e del tuo amore perché noi non ci sentiamo "indegni", ma abbiamo la certezza che il nostro nome è scritto nelle tue mani nonostante i nostri limiti e le nostre miserie che vengono da te dimenticate. Tu Signore ci vuoi bene e attraverso i Segni eucaristici continui ad assicurarci e a dirci: "Non temere, io non ti abbandono mai, sono sempre accanto a te". Grazie, allora, o Signore, te lo ripeteremo ad alta voce durante la processione eucaristica di domenica 14 giugno, mentre col cuore ancora ti diciamo: "Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna"!
Miei Cari, siano questi poveri pensieri ad accompagnarci in questo mese eucaristico.
Cordialmente
Don Vincenzo
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ANNO XXIX - N. 44
Il Volto di Gesù
L'evento dell'ostensione della Sindone
a Torino ci dà l'occasione di
riproporre questa meditazione.
Una persona li portò in dono un quadro con il volto di Gesù della Sindone, di grandezza naturale. Si cercò nel mio studio un posto giusto per collocarlo. Qualcuno scelse il posto centrale, dietro la scrivania. Lì per lì, tolto il quadretto di prima, non mi sembrava quello il posto giusto... "Un volto di...un cadavere - pensavo - non mi sembra stia bene, così al centro". Lasciai fare. Entrando e rientrando nello studio, guardavo quel Volto. Stava bene! Era di un morto, ma vivissimo. E mi correva alla mente la frase dell'Apocalisse: "Vidi ritto, in mezzo al trono...un Agnello, come immolato" (Ap 5,61).
Quel volto, che sembra di un "agnello ucciso", è ben vivo. È infatti il volto di "Jahvé = Io sono".
Il Volto di Colui che solo regge la Storia. L'unico che ha potuto leggerne in anticipo tutto il libro.
E un giorno, guardando quel volto, tutto pestato, morto..., mi sembrò vivissimo. E, dentro, una voce mi diceva: "Vedi quanto ti ho amato!? Chi mai ti ha amato così? Capisci qualche cosa di chi sono io? L'Amore...?" Ma, il soprannaturale, noi, non lo portiamo dentro? C'è. E se c'è, si fa sentire, non appena rimaniamo in ascolto. Si fa vedere non appena, magari ad occhi chiusi, guardiamo con gli occhi interiori...
Compresi più il canto dell'Apocalisse: "Durante la visione poi intesi voci di molti agnelli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era di miriadi e miriadi e migliaia di migliaia (= miliardi, e miliardi. E miliardi...), e dicevano a gran voce: -l'agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione" (Ap 5,1l-12). In silenzio. Magari ad un Volto di Gesù tratto dalla Sindone, guardiamo, con gli occhi dell'anima. E, nella luce della Fede, contempliamo. Ascoltiamo. Questo morente. Questo morto che è "IL VIVENTE"
"E muore per me. d'amore".
Preghiamo
a vicenda perché l'Agnello che regge le sorti della Storia, pacifichi il mondo. Doni a tutti, con la sua Vita, la vera pace.
Una persona li portò in dono un quadro con il volto di Gesù della Sindone, di grandezza naturale. Si cercò nel mio studio un posto giusto per collocarlo. Qualcuno scelse il posto centrale, dietro la scrivania. Lì per lì, tolto il quadretto di prima, non mi sembrava quello il posto giusto... "Un volto di...un cadavere - pensavo - non mi sembra stia bene, così al centro". Lasciai fare. Entrando e rientrando nello studio, guardavo quel Volto. Stava bene! Era di un morto, ma vivissimo. E mi correva alla mente la frase dell'Apocalisse: "Vidi ritto, in mezzo al trono...un Agnello, come immolato" (Ap 5,61).
Quel volto, che sembra di un "agnello ucciso", è ben vivo. È infatti il volto di "Jahvé = Io sono".
Il Volto di Colui che solo regge la Storia. L'unico che ha potuto leggerne in anticipo tutto il libro.
E un giorno, guardando quel volto, tutto pestato, morto..., mi sembrò vivissimo. E, dentro, una voce mi diceva: "Vedi quanto ti ho amato!? Chi mai ti ha amato così? Capisci qualche cosa di chi sono io? L'Amore...?" Ma, il soprannaturale, noi, non lo portiamo dentro? C'è. E se c'è, si fa sentire, non appena rimaniamo in ascolto. Si fa vedere non appena, magari ad occhi chiusi, guardiamo con gli occhi interiori...
Compresi più il canto dell'Apocalisse: "Durante la visione poi intesi voci di molti agnelli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era di miriadi e miriadi e migliaia di migliaia (= miliardi, e miliardi. E miliardi...), e dicevano a gran voce: -l'agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione" (Ap 5,1l-12). In silenzio. Magari ad un Volto di Gesù tratto dalla Sindone, guardiamo, con gli occhi dell'anima. E, nella luce della Fede, contempliamo. Ascoltiamo. Questo morente. Questo morto che è "IL VIVENTE"
"E muore per me. d'amore".
Preghiamo
a vicenda perché l'Agnello che regge le sorti della Storia, pacifichi il mondo. Doni a tutti, con la sua Vita, la vera pace.
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ANNO XXIX - N. 44
Verso il Convegno di Firenze: "L'umanità di Cristo; via della nostra felicità"
"Dal momento che Dio s'è fatto
uomo, voglio conoscere
quell'uomo". A ben vedere è la proposta che i Vescovi italiani hanno
rivolto alle comunità cristiane
attraverso il tema del V Convegno
Ecclesiale: in Cristo il nuovo
umanesimo. Una proposta che ci
introduce sempre più in profondità nel
Magistero degli ultimi due Pontefici.
Papa Benedetto XVI ci ha infatti ricordato nella sua prima enciclica che "all'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva" (Deus Caritas est, 7,). Detto in altro modo: i discepoli di Gesù non sono i seguaci di una dottrina morale o di una ideologia, ma uomini e donne che hanno incontrato personalmente Cristo e hanno deciso di seguirlo. Inoltre Papa Francesco, nell'esortazione Evangelii Gaudium, riaffermando che i discepoli sono coloro che hanno incontrato Cristo, aggiunge che proprio per questo hanno il "cuore pieno di gioia" (n.1). Raccogliendo queste sollecitazioni, sarebbe bello poter presentare ai nostri giovani la centralità della figura di Cisto con tutta la sua ricchezza di libertà, di verità, di amicizia profonda, di appassionato amore per l'uomo...cioè come Gesù non c'è nessuno! Per incontrare e conoscere Cristo attraverso la sua umanità è necessario entrare in un triplice ascolto:
Tutto deve convergere in una duplice esperienza: "incontro" e "conoscenza" di Cristo. Non per diventare semplicemente esperti per Lui, ma per scoprire che attraverso la sua umanità possiamo percorrere la via della nostra felicità, la via che ci porta alla vita piena.
G.T.
Papa Benedetto XVI ci ha infatti ricordato nella sua prima enciclica che "all'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva" (Deus Caritas est, 7,). Detto in altro modo: i discepoli di Gesù non sono i seguaci di una dottrina morale o di una ideologia, ma uomini e donne che hanno incontrato personalmente Cristo e hanno deciso di seguirlo. Inoltre Papa Francesco, nell'esortazione Evangelii Gaudium, riaffermando che i discepoli sono coloro che hanno incontrato Cristo, aggiunge che proprio per questo hanno il "cuore pieno di gioia" (n.1). Raccogliendo queste sollecitazioni, sarebbe bello poter presentare ai nostri giovani la centralità della figura di Cisto con tutta la sua ricchezza di libertà, di verità, di amicizia profonda, di appassionato amore per l'uomo...cioè come Gesù non c'è nessuno! Per incontrare e conoscere Cristo attraverso la sua umanità è necessario entrare in un triplice ascolto:
- della Parola: attraverso l'incontro vivo con Gesù vivo, che aiuta ad incontrare e conoscere Cisto nell'ascolto profondo della sua Parola, per vivere con Lui in una relazione personale.
- del fratello: il conseguimento della vita piena diventa realizzabile se si vive nella logica della carità indicata da Gesù nella parabola del samaritano: "fa' questo e vivrai!" e nel racconto del giudizio finale dell'evangelista Matteo al capito lo "25° del suo Vangelo: "l'avete fatto a me";
- della "realtà storica": siamo chiamati non solo a servire Cristo nel fratello, ma anche a contribuire all'edificazione del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Seguiremo la proposta della Traccia di preparazione del Convegno di Firenze, costituita da cinque verbi tratti dal Magistero di Papa Francesco. Si tratta di cinque piste di riflessione che devono diventare cinque luoghi d'azione: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare.
Tutto deve convergere in una duplice esperienza: "incontro" e "conoscenza" di Cristo. Non per diventare semplicemente esperti per Lui, ma per scoprire che attraverso la sua umanità possiamo percorrere la via della nostra felicità, la via che ci porta alla vita piena.
G.T.
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