Auguri!



Auguriamo a tutti voi
Buon Natale
e
Felice Anno Nuovo!

Tempo di AVVENTO, ovvero ESSENZIALITÀ



Miei Cari,
tra le letture e gli approfondimenti di questi giorni, mi ha segnato il concetto di “Avvento, come tempo dell’essenzialità”. Non è questo il tema e il contenuto sui quali stiamo tornando spesso in questi ultimi tempi? Difatti, l’Avvento, pur essendo un tempo liturgico breve, arricchito di solennità e memorie che hanno assunto quasi un ruolo principale, tanto da frammentare l’attesa con un senso di compiutezza, esprime nei migliori dei modi il senso del cammino credente, sottolineato più volte nella stessa quotidiana celebrazione eucaristica: nell’attesa della tua venuta.
L’Avvento non è solo attesa di ciò che deve venire, ma anche slancio verso ciò che si completerà. Avvento è slancio da non impoverire con lo scintillio delle luci, delle vetrine o dell’apparenza, dall’opulenza o dal superfluo. Per noi invece il tempo di Avvento deve farsi tempo dell’essenzialità; ce lo ricordano molto bene le figure del Battista e di Maria. Essenzialità per noi deve assumere un significato profondo: ricerca. Scrive opportunamente M. Francavilla che l’essenzialità oggi si presenta come ricerca, come gusto di ricercare ciò che è perduto, ricercare uno stile di vita confacente, una sobrietà che sottolinei il giusto valore delle cose.
Chi attende non si distrae, non sposta l’attenzione da ciò che conta. Solo così il tempo di Avvento, puntando sulla Essenzialità assumerà altri nomi: Prossimità, integrazione, sostegno,condivisione, servizio. In una parola “Incarnazione”. S.Paolo infatti afferma che Cristo ha percorso la via dell’essenzialità non solo per arrivare all’uomo, ma soprattutto per farsi “Uomo”. Noi diventeremo uomini nuovi che introdurranno la speranza nel mondo, donandola a chi non vede il domani, a chi è deluso del mondo in cui viviamo, a chi ne ha paura.
È così che voglio formulare l’augurio a tutti e a ciascuno di voi mentre ci avviamo verso il Natale di Gesù.

Cordialmente Don Vincenzo

1982 - 8 Dicembre - 2007



Mentre l’8 dicembre 1982 celebrava il suo XXV di sacerdozio, il tanto amato Don Tonino faceva il suo ingresso nella Diocesi di Ruvo (era stato eletto il 30 Settembre 1982). Mai dimenticheremo la gioia e la festa che la nostra comunità gli tributò mentre Egli si apprestava ad attraversare la nostra città,vestito dei paramenti sacri, indossati nella nostra chiesa parrocchiale.
Il prossimo 8 Dicembre avrebbe compiuto 50 anni di sacerdozio. Oggi lo pensiamo valido Intercessore essendo, ormai nella sfera dell’amore infinito di Dio

PERCHE’ RUVO NON CRESCE

Pochi giorni ci separano dal 2008, che speriamo sia un anno migliore per il nostro paese, segnato
da un andazzo che lascia perplessi, talvolta increduli quando non rassegnati. Diciamo subito che la rassegnazione è un sentimento da evitare con cura, perché inclina al nero, cioè ad un pessimismo senza via d’uscita, ad una sorta di depressione collettiva. Per il rassegnato “non c’è più nulla da fare, nulla è destinato a cambiare, tutto è fermo”.
L’incredulità invece nasce in un animo ancora aperto alla speranza, fondamentalmente ottimista, capace ancora di provare meraviglia. L’incredulo ruvese si domanda esterrefatto se ciò che capita nel suo paese (rectius: non capita) sia vero o frutto della sua fervida fantasia oppure il risultato della generale rassegnazione.
Come mai a Ruvo non capita mai niente? Come mai non si avverte un desiderio si riscatto, di rivincita, di rinascita? Come mai si respira un’aria malsana o di ritirata? E chi l’ha suonata? Sono le domande che si pone l’incredulo, che, essendo anche un po’ingenuo, resta a bocca aperta dinanzi alla montante marea dei “nulla di fatto”, dei rinvii, delle promesse non mantenute, delle incapacità ed inettitudini, delle lamentazioni che riecheggiano quelle bibliche di Giobbe. I perplessi invece appartengono alla schiera dei dubbiosi, e si sa che il dubbio è il padre della filosofia, laddove la meraviglia ne sarebbe la genitrice. I perplessi filosofano, discettano, argomentano, additano al pubblico ludibrio o quello a seconda dell’umore o della propria
convenienza. Talvolta partoriscono qualche buona idea che, a causa della tendenza dubitativa e cogitabonda, subito si dilegua nell’aere circostante. Per darsi un tono spesso dicono di essere dei progettisti, di avere idee avanzate e progressiste, ma in realtà sono profeti dell’incertezza e della paralisi. Difatti, perplesso è sinonimo di incerto, e dagli incerti, anche quando per mero caso dovessero trovarsi a fare politica, non bisogna aspettarsi granché. Prima di muovere un passo devono avere ottenuto ampie rassicurazioni, devono essersi cinti i fianchi di consigli e cautele, salvo poi pentirsene quasi subito. Spesso vengono indicati con l’espressione di “tenutari delle carte a posto”. A scanso di equivoci gli integerrimi tenutari della legalità (formale) non appartengono solo al mondo della burocrazia o della politica, ma anche alla società o a quella parte di essa che esibisce un ordine esteriore, o almeno una sua parvenza, mentre all’interno è tutto un brulicare di vermi ed una fermentazione di putridume.
Più o meno in questi termini Gesù si rivolse ai farisei e ai dottori della legge, depositari, appunto, ed interpreti rigorosi di una legge formale, fatta di centinaia di prescrizioni e divieti, a cui non corrispondeva nessuna forma di amore concreto per il prossimo, quindi qualcosa di realmente positivo. Li definì “ipocriti”, una parola che proviene dal greco e che significa “attore”.
I teorici della massima legalità (formale) sono i migliori attori ma i peggiori nemici dell’uomo e delle comunità umane. Come mai allora a Ruvo c’è questo andazzo generale, che è cosa diversa da un normale andamento delle cose e della vita politica e sociale? Come mai nel nostro paese si ricorre all’anonimato per calunniare gli avversari politici? Come mai - ma questa è una metafora – nei pressi della Posta centrale c’è un segnale stradale che indica l’imbocco di un autostrada laddove c’è solo un dedalo di vie cittadine? A Ruvo autostrade non ce ne sono, ci sono semmai vie e viuzze secondarie, molte delle quali fatte a groviera, alcune rattoppate alla meglio. È appunto una metafora della condizione culturale in cui versa il nostro paese, che non dovrebbe dimenticare quanto detto da Gesù a proposito dei rattoppi o del vino nuovo in otri vecchi: i rattoppi lacerano gli abiti, il vino nuovo necessita di otri nuovi. Quindi, perché questo andazzo? Semplicemente perché non si va più alla sostanza delle cose o al merito, si è superficiali, ci si trincera dietro la montagna delle carte, dei codici, dei commi e dei regolamenti, spesso contraddittori fra loro, non si semplifica (semplificazione non vuol dire libertinaggio), si ama meno la propria comunità, ci si preoccupa esclusivamente di far tornare la sostanza dei propri conti. Tutto il resto, quindi tutto il meglio, viene purtroppo consegnato al formalismo delle leggi, alle dispute infinite dei perplessi di professione, ai profeti dell’incertezza e agli specialisti del rinvio, affinché, con le loro specifiche competenze ed inclinazioni, ne traggano abbondanti e capziose ragioni per frenare la crescita civile, culturale, sociale ed economica della città.

Salvatore Bernocco

1969 - 7 Dicembre - 2007

Grazie, Signore, per il dono del Sacerdozio!
A don Vincenzo, nell’Anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale
il nostro affetto e la nostra preghiera, mentre si avvicina la data della
ricorrenza del suo XXV di Parrocato tra noi.


Il Sacerdote
E’ l’uomo più amato e più incompreso;
il più cercato e il più rifiutato.
E’ la persona più criticata,
perché deve confermare
con il suo esempio
l’autenticità del messaggio.
E’ il fratello universale,
il cui mandato è solo quello di servire,
senza nulla pretendere.
Se è santo, lo ingoriamo;
se è mediocre, lo disprezziamo.
Se è generoso, lo sfruttiamo;
se è” interessato”, lo critichiamo.
Se siamo nel bisogno, lo assilliamo;
se vengono meno le necessità,
lo dimentichiamo.
E solo quando ci sarà sotratto
comprenderemo
quanto ci fosse indispensabile e caro.

Nessuno è straniero

Il tuo Cristo era un ebreo,
la tua automobile è giapponese,
la tua pizza è napoletana,
il tuo profumo è francese,
il tuo riso è cinese,
la tua democrazia è greca,
il tuo caffè è brasiliano,
il tuo orologio è svizzero,
la tua cravatta è di seta italiana,
la tua radio è coreana,
le tue vacanze sono turche,
tunisine o marocchine,
i tuoi numeri sono arabi,
le tue lettere sono latine…
E… tu rinfacci
al tuo vicino di essere
“uno straniero” ?!?