Ripensando a quei giorni...


Tracciare un bilancio della settimana mariana svoltasi nella parrocchia SS. Redentore, e dovuta alla presenza della venerata icona della Madonna Pellegrina di Fatima, non è agevole. È un bilancio che attiene più alla sfera interiore che a quella esteriore. Non contano tanto i numeri, la ragguardevole ed assidua partecipazione alle concelebrazioni eucaristiche presiedute dal Parroco, i rosari sgranati alla sera, le partecipate processioni, quanto l’accoglienza sincera delle parole del Cristo, le conversioni del cuore e delle menti di cui si è fatta promotrice, in un certo senso, la Vergine, segnando, auspicabilmente, per molti l’inizio di un cammino meno ondivago verso la pienezza della fede. La fede implica un salto. L’accoglienza del Cristo presuppone che gli si sia stata aperta la porta del cuore. Maria, alle nozze di Cana, dice ai servi: “fate tutto ciò che egli vi dirà”. L’acqua dell’inconsistenza e della tristezza viene tramutata dal Cristo in vino corposo e che dà gioia. È questo l’invito che è risuonato nella nostra Parrocchia dal 29 luglio al 5 agosto scorso: “fate tutto ciò che egli vi dirà”. Ed è il lascito della Vergine, il programma cui dovremmo attenerci, pur gravati dal peso dei nostri peccati e delle nostre fragilità. È un suggerimento materno, non un obbligo, perché il Signore si propone, non si impone mai. Egli avanza una proposta di vita, poi spetta a ciascuno di noi accoglierla, approfondirla, viverla. La libertà ci appartiene, è la nostra croce e la nostra delizia. Se vissuta, quella parola accresce il nostro potenziale di libertà perché fondata sulla verità che non delude. Ma la sua parola è tagliente come il filo di una spada. Separa.
Trancia di netto– se accolta – le zone oscure dell’anima. Pota e fa crescere in sapienza. La potatura è un’operazione chirurgica. Fa soffrire, ma è necessario sottoporvisi per diventare testimoni della pace e dell’amore. La libertà ha un costo. E, riflettendo sulle cronache quotidiane, di cosa ha bisogno la nostra società se non di donne ed uomini liberi e forti e sapienti che abbiano a cuore il bene comune, che si facciano carico dei problemi dei meno abbienti, che abbiano messo ai margini l’egoismo e posto l’amore al centro delle proprie preoccupazioni? Nella nostra società c’è un vuoto spaventoso di amore, malgrado se ne parli tanto e a sproposito, perché l’amore non è il sesso, non è un fatuo e volatile sentimento, non è l’emozione di un istante, ma è un orientamento costante ed un progetto di vita che coinvolge tutto l’uomo. La Vergine di Fatima ha parlato al cuore di tantissimi fedeli giunti non solo da Ruvo e dai paesi limitrofi, ma anche da fuori regione. Noi abbiamo visitato lei, e lei ha visitato noi in modo più penetrante, fino a toccarci le corde del cuore e a risvegliare in noi la nostalgia del buono e del vero. Emozioni, suppliche, sospiri, desideri, dolori, tutto le è stato affidato, confidando nel suo materno aiuto e nella sua potente intercessione. Ero presente al suo arrivo e alla sua partenza. Sono stati due momenti forti. Palpabile è stato l’affetto popolare verso la Donna che generò il suo Creatore e Signore, credendo nell’adempimento delle parole di Dio. La pietà popolare, se non scivola nella credulità e in manifestazioni falsamente mistiche, è un valore e rientra nel fiume limpido della Tradizione. Così è stato, ne sono certo, per la gran parte dei fedeli. Adesso spetta a noi il compito di non disperdere quel bagaglio di buone intenzioni che abbiamo accumulato in quella settimana di verifica del nostro percorso esistenziale. Nulla è impossibile a Dio se noi non gli rendiamo impossibile l’azione di grazia e di salvezza.

S. B.